Riportiamo l’articolo comparso sul Corriere Romagna, che permette di meglio capire le motivazioni di chi è a favore e chi è contro a questa iniziativa. Tra le relazioni in merito al progetto, come citato nell’articolo, è stata esaminata anche quella richiesta a ottobre 2005 a Parksmania. VALUTAZIONE PARKSMANIA
Zoosafari: accusa e difesa
Ravenna – Il progetto de “Le dune del Delta”, terminata la procedura di screening, avallato dalla Conferenza dei servizi e ora in fase di Valutazione di impatto ambientale, approderà per il verdetto definitivo in Giunta nei prossimi giorni, corredato dalle 160 osservazioni giunte da associazioni, partiti politici e semplici cittadini e dalle controdeduzioni della società proponente, l’Alfa 3000.
Le osservazioni sono piovute agli uffici comunali competenti circa 160, tutte contrarie all’insediamento, ad eccezione di tre a favore. I contributi più corposi e dettagliati sono quelli della Lav, del Wwf, di Legambiente, dei Verdi e di Rifondazione.
Ma si sono organizzati anche singoli cittadini che con un tam tam telematico hanno fatto rimbalzare le loro rimostranze da una parte all’altra della penisola. Rifondazione comunista contesta il progetto nella convinzione “che la collocazione di animali esotici nel contesto ambientale e culturale che caratterizza il territorio del comune di Ravenna rappresenta un’ipotesi che non ha alcun collegamento ecologico, culturale e sociale con il contesto geografico e ambientale interessato e circostante”; trova “carente la parte didattica che il progetto si candida a svolgere”; fa notare che “le attività realizzate nel confinante parco di Mirabilandia e il consistente flusso di automezzi sulla SS 16 contigua, costituiscano elementi di disturbo e stress per gli animali” e che “l’area individuata non è idonea a ospitare animali in cattività nè a garantire loro un accettabile livello di benessere”.
Mette in evidenza che il progetto “privilegia la componente commerciale e la reclusione degli animali a fini di lucro piuttosto che i fini didattici e di educazione all’ambiente”.
Numerose le lettere firmate da gruppi di cittadini: in una di esse affermano che “la svendita del territorio, patrimonio di tutti coloro che lo abitano, a società o individui che hanno come unico scopo lo sfruttamento dello stesso ai fini di lucro sia assolutamente negativa”.
Altre 51 persone giudicano l’iniziativa “inaccettabile perché non ha attinenza culturale, ecologica e sociale con il contesto territoriale e ambientale interessato al progetto; non mira alla tutela degli animali ma al loro sfruttamento esclusivamente per fini di profitto economico, solo per il divertimento del pubblico”.
Il tam tam via internet ha fatto sì che pervenissero anche 84 identiche lettere di protesta, da Verona, Ferrara, Milano, Como, Rovereto, Venezia, Roma, Cuneo, Bolzano, Treviso, Torino, Bologna, Cremona, Salerno, Catanzaro, La Spezia, Pordenone, Rieti, Frascati, Siena, Genova: vi si chiede fra l’altro che la realizzazione sia fermata perché “non è possibile garantire un adeguato habitat per la buona condizione degli animali, essendo il sito prescelto collocato a ridosso dell’area occupata dai parchi divertimenti della zona”.
La consigliera comunale Raffaella De Mucci (Prc), insegnante, ha messo in luce che “le attività didattiche proposte, tutte legittime, non giustificano la creazione di un parco faunistico e possono essere realizzate in ambienti naturali e antropici del nostro territorio: forse occorrerebbe impegnarsi per non far scomparire questi ambienti”.
Da Legambiente piovono critiche a tutto campo. Sulla scelta della zona innanzitutto, “un’area sensibile alle alluvioni, attraversata da strutture tecnologiche (linea elettrica aerea e interrata, condotta interrata dell’acquedotto)”, gravata “dall’eccessivo peso dell’urbanizzazione già presente con Mirabilandia, e con la previsione di strutture ricettive e del polo del benessere della zona di Osteria”. Il cigno verde giudica la valutazione d’impatto ambientale commissionata dalla società “lacunosa, approssimativa e finalizzata esclusivamente a ottenere l’assenso al progetto”.
Altre osservazioni investono il traffico, l’inquinamento acustico, atmosferico e luminoso – “fonti di disturbo e stress per gli animali” -, la problematicità del regime delle acque. Tutte incentrate sul benessere degli animali, invece, le osservazioni prodotte dal Wwf: “Contemplando gli occhi di un animale in cattività si legge tutto il dramma che affligge la sua esistenza in un contesto artificiale che di educativo non ha nulla; l’animale per sua natura fugge l’uomo che da secoli lo perseguita e con il quale non intende condividere la propria vita privata: l’esibizione pubblica non è un elemento etologicamente accettabile”.
Quanto alla realizzazione di una piccola zona umida, il Wwf fa notare che “nel territorio limitrofo sono presenti aree riqualificate ad ambiente naturale con canneti e zone boscate che per la loro estensione assolvono in misura esageratamente più ampia alla funzione di ospitalità per la fauna migratoria”. Rileva inoltre come difficilmente “l’intento di ricreare il paesaggio originario dell’area nel senso orografico e vegetativo si configuri sotto l’aspetto razionale e didattico con l’introduzione di specie faunistiche originarie dell’America del Sud e dell’Africa”.
Evidenzia anche che “creare comfort ambientale e sicurezza per la fauna da ospitare risultano intenti non realizzabili constringendo la fauna a vivere in stretto contatto con il traffico veicolare e con i rumori della vicina Mirabilandia, specie per lo spettacolo pirotecnico della sera, quando è noto che gli animali sono terrorizzati dal fuoco e dagli scoppi”.
Infine, sul piano culturale l’associazione non ravvisa “come vi possa essere connubio fra la realizzazione di un ambiente che si dichiara tipico della zona e la presenza di specie che nulla hanno a che vedere con suddetto ambiente, dando al contesto una caratteristica di diseducazione”.
Il Gras (Gruppo di acquisto solidale), l’associazione Ravegan e altri cittadini azzardano l’ipotesi che “l’introduzione di animali esotici, specie volatili, in un ambiente a loro non idoneo, potrebbe provocare la nascita di focolai di malattie di difficile prevenzione e imprevedibili conseguenze”.
Sul tema si spinge anche oltre Stefania Malerbi, segretaria del circolo Prc di Punta Marina. Rifacendosi alle recenti norme anti-aviaria, la Malerbi afferma di non aver trovato nel progetto “nulla relativamente alla possibilità che il parco divenga veicolo di malattie per la fauna selvatica delle preziose aree naturali limitrofe. Come si farà – si chiede – ad impedire che le anatre dell’Ortazzo vadano a mangiare nei laghetti in cui sono ospitate le anatre del parco? E come ci si pone di fronte ai recenti provvedimenti finalizzati a prevenire il diffondersi dell’influenza aviaria? Tutte le gabbie saranno isolate con doppia rete anti-passero? Quanto alle altre malattie e parassitosi, perchè portarsi a casa un simile veicolo di possibili zoonosi?”.
Non potevano mancare i Verdi, che affidano le loro osservazioni alla penna del’allora capogruppo in consiglio comunale Maria Grazia Beggio e al portavoce comunale Marco Ferrari: le loro rimostranze riguardano le urine degli animali esotici, “che andrebbero a contaminare la falda acquifera, superficiale e che alimenta le limitrofe aree protette”, la presenza “non considerata nella Via di specie protette svernanti nella zona”, l’inquinamento luminoso, l’evacuazione in caso di incidente “che non terrebbe in considerazione la componente animale”, la gestione dei rifiuti.
Il dossier più approfondito è senza dubbio quello presentato dalla Lav, a firma del responsabile nazionale settore zoo e circhi Giovanni Guadagna: “Senza una preliminare indagine scientifica sulla fauna e flora del posto non è possibile prevedere alcun intervento sull’ambiente, nè tantomeno proporre alcuna modifica del suo stato.
L’area rappresenta un importante luogo di sosta invernale di consistenti gruppi di uccelli acquatici, oltre che habitat di elezione dove nidificano anche esclusive altre specie di animali”. Rileva inoltre che “manca il quadro normativo riferito alla parte faunistica che lo zoo si è imposto di rispettare”. Fa poi notare che sono indicate come “non note” le “specie in via d’estinzione che saranno detenute nello zoo della Standiana”.
Non sono mancate le osservazioni positive. Tre. Le prime due, assimilabili, arrivano da Federalberghi, il sindacato albergatori di Ascom Confcommercio di Ravenna e dal presidente Ascom Graziano Parenti, che giudicano l’insediamento “un’ottima occasione per contribuire alla destagionalizzazione del settore turistico”.
Infine l’Associazione italiana appassionati parchi divertimenti evidenzia che “la contemporanea presenza di strutture del divertimento in una medesima area contribuisce fortemente a creare e rafforzare i cosiddetti ‘poli di destinazione’. Subordina però la propria valutazione, “sulla carta sicuramente positiva”, a una “realizzazione impeccabile”. Mentre per quanto riguarda la sezione educativa, dovrà utilizzare “criteri moderni e quanto più possibile aderenti alla nuova filosofia edutainment che già da alcuni anni sta dimostrando tutto il suo valore e appeal sul pubblico.
LE CONTRODEDUZIONI
Alfa 3000 premette che “la pianificazione territoriale e urbanistica del Comune di Ravenna prevede la realizzazione nell’area di un polo per lo svago e il divertimento; quindi l’iniziativa di progetto non contrasta con i contenuti del Prg, Pu e Psc adottati nel giugno 2005”.
Fa presente anche che “l’area non è collocata in zona protetta da normative europee, nazionali, regionali, provinciali e locali”; sarebbe quindi “fuori discussione la conformità urbanistico-edilizia dell’intervento”. Quanto agli aspetti “di lucro”, precisa che “l’iniziativa progettuale è di carattere imprenditoriale, quindi è previsto un tornaconto economico come in qualsiasi attività imprenditoriale in un quadro sociale di libero mercato, dunque non è possibile intavolare una discussione filosofica su tale argomento”.
Alfa 300 sottolinea poi come “la contropartita per la collettività” saranno gli spazi didattici e informativi gratuiti, favoriti dal soggetto proponente e regolarmente convenzionati con l’amministrazione comunale”.
Entrando nel merito delle osservazioni, Alfa 3000 evidenzia che essendo “l’aspetto della fauna da esporre il migliore biglietto da visita per i futuri avventori, la cura e il benessere degli animali è il punto fondamentale dell’iniziativa”. Fa anche notare che altri animali non autoctoni sono ospitati, in provincia di Ravenna, nel parco di Cervia, negli allevamenti di struzzi e di animali da pelliccia. E si spinge oltre: “Molte specie animali che oggi vivono in aree geografiche ben diverse dalle nostre si sono adattate benissimo al clima locale – nutrie, pesci siluro, fagiani – fino a diventarne elementi caratteristici”.
Adducono a sostegno di questa tesi “la lezione di Darwin sull’evoluzione, che dimostra che gli erbivori sono adatti alle mutazioni climatiche”. Quanto all’aspetto progettuale, la società ribatte che non esistono aree alternative nel territorio costiero, ma si sofferma a che a sottolineare che “le specie animali sono state diminuite su prescrizione del professor Giorgio Celli, quindi il progetto ha subito modifiche rispetto alla soluzione originaria”. Riguardo alla presenza dell’elettrodotto, assicura che “nella fascia di rispetto non saranno presenti strutture per la sosta umana nè animale”, mentre l’inquinamento idrico da deiezioni animali “sarà contenuto dal riporto di terreno, dalla presenza di vegetazione e dal lavaggio delgi addetti”.
Per gli aspetti che attengono al piano normativo, per Alfa 3000 la progettazione “garantisce in modo superiore alla soglia di legge dall’inquinamento acustico, elettromagnetico, luminoso, dell’aria e dell’acqua, rispetta il Piano di bacino e il rischio idrogeologico, preserva tutte le infrastrutture pubbliche esistenti e quelle future e mette in sicurezza un bacino idrografico triplo rispetto all’area di intervento”.
Rispondendo alle numerose osservazioni sul disturbo che arrecherebbero agli animali i rumori provenienti da Mirabilandia, la società afferma che questa “dista circa 1.000 metri dal più vicino punto della zona animali”, che “gli spettacoli musicali risultano praticamente inudibili già al livello della Standiana”, e che lo spettacolo pirotecnico “non è più previsto già dal 2003”. Risposte dettagliate arrivano sul ciclo delle acque e sugli impianti di illuminazione, l’inquinamento acustico (“si è cercato di ridurlo, con soluzioni ragionevoli ed ecologicamente valide, ai valori minimi possibili”), il traffico e la gestione di rifiuti.La palla ora passa alla politica.
E trovare una soluzione “indolore” sarà un bel rompicapo. La patata bollente del cosiddetto zoosafari sta per atterrare a Palazzo Merlato. La discussione si preannuncia calda e vede la maggioranza sfilacciata. Se Rifondazione comunista è infatti dichiaratamente contraria all’insediamento, non sono chiare le posizioni delle altre forze di governo.
Ad eccezione – non negli organi elettivi, ma nel “tavolo allargato di governo della città” – dei Verdi. Il progetto presentato dalla società Alfa 3000 e già sottoposto ad alcuni “aggiustamenti”, prevede la realizzazione di un parco botanico faunistico in un’area di 333.700 metri quadri in zona Standiana, adiacente Mirabilandia. Per ospitare, in un ambiente preventivamente sottoposto a rimboschimento, 198 esemplari di erbivori europei ed africani e uccelli acquatici (fra i quali struzzi, emù, cammelli, nandù, antilopi, zebre, dromedari), visibili attraverso percorsi attrezzati.
Il parco si chiamerebbe “Le dune del Delta” e sarebbe “secondo natura”: vi troverebbero spazio un piccolo centro ospedaliero per animali feriti, una palazzina della scienza e percorsi di collegamento con la pineta e la foce del Bevano.







