Safari Adventure Dune del Delta: il riassunto degli eventi accaduti in oltre 10 anni

La decennale storia del progetto della struttura faunistica sorta nei pressi della Standiana (RA). Da possibile parco acquatico marchiato Mirabilandia a zoosafari di Alfa 3000

Riportiamo, col permesso dell’autore, un esaustivo articolo pubblicato su Ravenna & Dintorni.it che riassume la storia della nuova struttura appena inaugurata proprio di fronte al parco di Mirabilandia: Safari Adventure Dune del Delta.

Tra tigri e leoni aspettando gli elefanti: tutta la storia dello zoosafari

a cura di Luca Manservisi

«Ma non ci sono le scimmie?», ci chiede apparentemente disorientato uno dei tre clienti, tre, che abbiamo visto in tutta la mattina. No, niente scimmie, solo un enorme gorilla elettronico dentro il bookshop. Ma in compenso rispetto a quanto previsto ci sono anche tigri, leoni e giraffe. Insomma, uno zoo in piena regola, almeno secondo l’accezione più popolare del termine. Non per i responsabili del parco, però: «Io stesso sono contro gli zoo, qui gli animali sono liberi, non ci sono gabbie», è stato il refrain di questi mesi di Osvaldo Paci, il consulente giuridico di Alfa 3000, la società costruttrice, che ci ha sempre messo la faccia in prima persona.

Di gabbie in effetti, non ce ne sono, ma, come non possono fare a meno di sottolineare gli animalisti, c’è un recinto bello grande tutto attorno, dentro al quale vivono trecento esemplari su 32mila metri quadrati di terreno, con laghetti artificiali e ricoveri ombreggiati (prima di poter contare sull’ombra degli alberi, invece, gli animali dovranno attendere diversi anni) e altri riscaldati per l’inverno, quando il parco chiuderà ma gli animali resteranno. Altri due recinti in realtà ci sono, più piccoli, ad uso esclusivo delle cinque tigri e dei cinque leoni, presenti nonostante il progetto prevedesse solo erbivori. Ma anche un centro di ricovero per animali sequestrati o dismessi.

Ed ecco da quale scorciatoia sono entrati leoni e tigri: «Vengono dai circhi, sono malati e ci occuperemo di loro», dice Paci. Che non esclude, appunto, l’arrivo allo stesso modo in futuro anche di elefanti e ippopotami, per esempio. Anche per rendere più appetibile un parco che al momento, a parte il percorso in auto (tra zebre, antilopi, lama, fenicotteri, cammelli, struzzi, daini, cervi e bovidi vari), offre come attrazioni un’area con animali della fattoria e qualche spettacolo all’auditorium.

Lo zoosafari della Standiana, il parco Le Dune del delta, ha aperto venerdì 11 maggio in sordina, per usare un eufemismo, senza tagli di nastro, senza neppure averlo annunciato ufficialmente ai giornali. Il giorno dopo lo siamo andati a vedere. In fondo è pur sempre un progetto che, oltre ad aver diviso la città, compare sulle cronache locali (e anche nazionali) da ormai un decennio. La prima cosa che balza all’occhio è che non c’era la fila di ravennati che non vedeva l’ora di andare allo zoosafari. Sabato mattina siamo stati i primi visitatori e fino all’ora di pranzo al parco si sono viste tre famiglie in tutto.

Una partenza lenta del tutto prevedibile, da un certo punto di vista voluta dagli stessi responsabili del parco («non siamo pronti per mille visitatori, dobbiamo formare il personale e completare definitivamente le strutture») e da un altro perché fino al fatidico venerdì nessuno era in grado di prevedere realmente quando (o addirittura se) avrebbe aperto. «L’iter dal punto di vista burocratico è stato terminato il 27 aprile – ci rivela Paci –, abbiamo ospitato il sopralluogo della commissione interministeriale, che ci ha anche fatto i complimenti, e abbiamo sfruttato la prevista norma del silenzio-assenso dopo 180 giorni dalla richiesta per la licenza di giardino zoologico». Sui giornali Paci ha poi sostenuto più volte di aver ottenuto il via libera da 17 enti, ricordando che Alfa 3000 vi ha investito 32 milioni di euro: «Figuriamoci se avremmo mai aperto senza tutte le carte in mano – sbuffa Paci dall’alto della sua laurea in giurisprudenza – sono nove anni che ci lavoriamo».

Già, sono passati nove anni da quando fu scelto da Alfa 3000 per occuparsi di tutti gli aspetti giuridici della questione (sicuramente il compito più gravoso in questo settore), ma tutto inizia ancora prima, a fine 1999, quando di fatto il gruppo industriale di Mirabilandia si aggiudica con asta pubblica i terreni adiacenti (separati dalla strada provinciale 101) e, in particolare, i comparti della Standiana G1 e G5 attraverso la società madre Parco della Standiana, e G6 e G7 (quelli dell’attuale zoosafari) tramite la società collegata Mirabilandia Investimenti srl. Il progetto complessivo – denominato Mare d’inverno – prevedeva originariamente nei quattro comparti una struttura alberghiera, parcheggi, convention center e un water park, ossia un parco acquatico.

Ed è proprio qui il nodo della questione. Come ci ricorda Paci, infatti, Alfa 3000 – società che gestisce anche lo zoosafari di Fasano, in Puglia, e che vede tra i suoi vertici anche soci del circo Medrano – rileva le quote di Mirabilandia Investimenti e nei primi anni 2000 si inizia a parlare di zoo al posto delle piscine. Contestualmente, monta anche la protesta di ambientalisti e animalisti, tanto che undici associazioni si appelleranno poi al Tar (il ricorso verrà discusso il prossimo 5 luglio) contestando in particolare il fatto che il progetto Mare d’inverno non esisteva più e che quindi con esso sarebbe dovuta decadere anche la concessione dei terreni, a meno di variazioni urbanistiche, e quindi scelte politiche. Doveva esserci un albergo, urlano gli animalisti, dove ora c’è il safari.

Paci (così come l’ex sindaco Vidmer Mercatali) sottolinea invece che per i comparti in questione gli strumenti urbanistici prevedevano e prevedono naturalmente ancora la possibilità di realizzare un parco tematico. Se acquatico, come inizialmente previsto, o faunistico (come l’attuale zoosafari) non farebbe differenza. In attesa del Tar, lo zoo è poi già entrato in tribunale, proprio poco prima di andare in stampa, nell’ambito della causa civile messa in piedi sempre dagli animalisti – associazione Ravenna Punto a Capo e sua agguerrita leader (ex candidata a sindaco di Ravenna) Samantha Comizzoli in testa – che in questo caso si appellano all’articolo 700 del codice di procedura civile, basandosi sulla tesi di fondo che un luogo come le Dune del delta sarebbe incompatibile col benessere animale. E la politica? Detta in estrema sintesi e forse in maniera un po’ brutale, se ne è lavata praticamente le mani, facendo quanto di propria competenza per far rispettare le leggi.

Il primo passo della giunta del Comune di Ravenna – dell’allora sindaco Vidmer Mercatali, che di certo non si può dire abbia ostacolato il progetto – fu quello di chiedere nel 2004 il parere di una commissione di esperti che bocciò la prima ipotesi progettuale presentata da Alfa 3000 – che prevedeva la presenza di tigri, leoni ed elefanti, ritenuta troppo sbilanciato verso il mondo del divertimento – contribuendo in parte alla realizzazione di un nuovo progetto (senza gli animali più esotici – ora invece presenti – e con più attenzione alla parte didattica) che ha ottenuto il via libera nell’estate del 2006, per quanto riguarda la Valutazione di impatto ambientale, in questo caso dalla giunta Matteucci (a votare contro furono solo i due assessori di Rifondazione Comunista), che ne vincolò però l’apertura alla realizzazione prioritaria della parte scientifico-didattica.

Un atto dovuto l’approvazione, si giustificò la giunta, in quanto si prendeva atto del parere positivo espresso dalla Conferenza dei servizi. «Non era questa la sede per esprimere un parere fondato su ragioni di tipo bioetico – spiegò a Ravenna&Dintorni l’assessore all’ambiente Gianluca Dradi – personalmente non credo che un parco con queste caratteristiche possa servire a qualificare l’offerta turistica del territorio, ma come amministratore non posso che tenere conto che si tratta di un’iniziativa privata che rispetta il Psc e che, secondo gli esperti della Conferenza, non costituisce un problema né per la salute degli animali né per l’ambiente circostante».

Passarono tre anni in cui circolarono anche voci di una possibile rinuncia da parte di Alfa 3000 e poi la commissione assetto del territorio del Comune diede il via libera alle carte, approvate definitivamente dal consiglio comunale (comprese quelle per i comparti 1 e 5 di Mirabilandia, che si impegnò a realizzare comunque l’albergo, e sempre con il voto contrario della sinistra radicale) nell’estate del 2009. «La scelta (dello zoosafari, ndr) è parzialmente diversa da quella indicata nel bando – ammise ai tempi l’assessore Gabrio Maraldi replicando alle accuse e ai riferimenti al Mare d’inverno –, ma prima di consentirla abbiamo seguito una procedura molto rigorosa, valutandone tutti gli aspetti, in primo luogo quelli ambientali».

Poi è cronaca recente, con gli animalisti che hanno continuato a protestare, i grillini che parlano di due pesi e due misure per il regolamento di igiene rispetto a semplici coltivatori e Alfa 3000 che ha iniziato a costruire, fino all’apertura. «Ora è uno dei parchi più belli d’Europa – ci dice Paci con orgoglio – a impatto zero, con energie rinnovabili, un metodo innovativo di riciclo dell’acqua, un auditorium per spettacoli, laboratori didattici, dalle 50 alle 70 persone assunte, senza contare l’indotto. Insomma, una boccata d’ossigeno per l’economia del territorio». Lo ha tentato di spiegare anche domenica 13 maggio alla stessa Comizzoli, giunta al parco con altri due attivisti e uno striscione “no allo zoo”, ma il confronto è finito con l’arrivo dei carabinieri.

Fonte: Luca Manservisi – Ravennaedintorni.it