Disneyland Paris ai raggi x: Le illusioni di Phanton Manor

Il "dietro le quinte" di una delle attrazioni più amate dal pubblico dei parchi Disney: Phantom Manor a Disneyland Paris

Qualora non abbiate mai visitato questa attrazione oppure non sia di vostro gradimento il fatto di venire a conoscenza dei trucchi utilizzati nella realizzazione dell’illusione scenografica che sta alla base di questo spettacolo, vi consiglio di non leggere questo articolo. Gli americani chiamano questo tipo di informazioni “spoilers”.
Come già accennato (all’interno di un’altro articolo) nel caso di Space Mountain, anche per Phantom Manor il discorso non cambia: siamo di fronte nuovamente ad una attrazione che si è affermata negli anni come formula di successo mondiale grazie ad un azzeccato mix di scenografie, spettacolarità, tecnologia, narrazione e musica. Nel ribadire il concetto non si può dimenticare l’hype che si genera ogni qualvolta questa attrazione è fonte di eventi particolari come di recente è successo a Disneyland in California.

Ma come si è concretizzato tale successo?

Nata originariamente nel parco Disneyland Californiano con il nome di “Haunted Mansion” è stata esportata nel corso degli anni in ognuno dei 3 Magic Kingdom nel mondo apportandovi più o meno varianti sia nella scenografia esterna, sia nella narrazione, al fine di adeguarla al Paese ed alle abitudini locali. A parte la scenografia, gli aspetti tecnici che accomunano le quattro versioni sono molti e, anche se l’attenzione di questo articolo è rivolta maggiormente alla versione europea, le stesse considerazioni si possono riflettere anche per tutte le altre realizzazioni.

Con l’apertura di Disneyland Paris gli Imagineers hanno dovuto tenere in considerazione diversi aspetti in merito alla dislocazione dell’attrazione tanto che, per risolvere certe incongruenze, sono stati costretti a rivedere profondamente alcune caratteristiche fondamentali per la riuscita dello show.
In particolare i problemi fondamentali riguardavano:

  1. La disomogeneità di lingue del popolo europeo;
  2. La decisione di realizzare l’attrazione all’interno di Frontierland;
  3. La volontà di integrare al massimo la narrazione con le altre realizzazioni all’interno dell’area a tema prescelta.

Per risolvere le tre “scottanti” questioni è stato necessario rivedere principalmente aspetti scenografici e narrativi, recuperando tecnologie già ampiamente utilizzate nel corso degli ultimi 20/30 anni e adeguandole alla nuova conformazione dello show. Il sistema di trasporto dei passeggeri dal nome particolarmente curioso (Omnimover: 131 veicoli capaci di ruotare sul loro asse per permettere di focalizzare l’attenzione sugli elementi chiave dello show) per esempio, è rimasto inalterato nel concetto e nella funzionalità così come i “trucchi” utilizzati per rappresentare fantasmi danzanti, statue parlanti e scheletri terrorizzanti. Prima però di svelare i segreti di tali trucchi facciamo un passo indietro raccontando la storia alla base dell’attrazione, fondamentale per capire il motivo di certe scelte.

La leggenda, in sintesi, narra che: “Il ricco proprietario terriero del paese di Thunder Mesa, in occasione del matrimonio della sua unica figlia, fece erigere un sontuoso palazzo sulle colline prospicienti il villaggio ed il fiume, adornandolo con un giardino lussureggiante. Prima della celebrazione del matrimonio, però, la sposa scomparve misteriosamente e da allora la casa, con tutti i misteri che la circondavano, venne abbandonata al suo triste solitario destino.”

Ora il visitatore è invitato ad esplorare questa casa e ad incontrare gli strani personaggi che la abitano (comprese le apparizioni della sposa). E’ bene dirlo: l’attrazione ironizza molto sugli aspetti macabri rappresentati e ovviamente ciò deve servire sia a spaventare che, effettivamente, a stemperare la tensione che si può indurre trattando argomenti simili…
Come sono realizzate le scene più conosciute?

Per chi non avesse mai visto questa attrazione si può sinteticamente dire che, partendo dal sontuoso ingresso della villa arricchito di una imponente scala, si procederà alla scoperta delle varie stanze fino a raggiungere, grazie ad una uscita posta sul retro, il giardino oramai trasformato in un villaggio fantasma ricco di strani personaggi. Fra le varie stanze in cui verrete “ospitati” sono assolutamente degne di nota: La “Grand Ballroom” con il ballo dei fantasmi; La sala della sfera magica; Il cimitero con le “Statue Cantanti”.

Lungo i 5 minuti di percorso attraverserete anche la “Stretching Room” (la cui caratteristica è quella di cambiare forma assieme alle rappresentazioni raffigurate sulle pareti), la sala dei ritratti (dove una moltitudine di quadri cambiano magicamente la scena rappresentata sotto i vostri occhi), la stanza senza fine, il corridoio delle porte, la stanza della musica (ricca di effetti ombra), la hall degli orologi, le catacombe degli scheletri e il canyon dei fantasmi e vi troverete a “diretto contatto” con 92 figure Audio-Animatronics ed oltre 50 effetti speciali tanto da renderla una delle più complesse attrazioni del parco.

Per superare le problematiche derivanti dalle barriere linguistiche si è pensato di realizzare una colonna sonora che potesse servire al tempo stesso da accompagnamento e da narrazione il cui tema originale, realizzato per l’occasione da X. Atencio e Buddy Baker (Grim Grinning Ghosts), è stato ri­orchestrato e nuovamente registrato da oltre 60 fra i più importanti musicisti dell’orchestra filarmonica londinese. Si è voluto in sostanza utilizzare la forza della musica per raccontare una storia e quindi, nelle varie scene, riusciremo sempre a percepire un tema di base familiare, che viene di volta in volta enfatizzato o alterato in modo da corrispondere allo stato d’animo prodotto dalla scena.

Nelle corrispondenti versioni Americane invece è stato dato maggiore risalto alla narrazione parlata. Entrando nello specifico dettaglio delle migliori realizzazioni non si può non partire con la “Grand Ballroom”. La hall dove si sarebbero dovuti tenere i festeggiamenti del matrimonio (ed i segni della festa sono tutt’ora presenti sebbene il passare degli anni abbia ricoperto il tutto da uno spesso strato di polvere e ragnatele) è in assoluto una delle sale più complesse e spettacolari: al vostro passaggio una apparizione vi sorprenderà, la stanza si animerà di coppie danzanti e strani personaggi appesi al soffitto, ai candelabri ed alle pareti…

L’aspetto delle figure animate è particolarmente riuscito proprio perché, mediante l’utilizzo di un banale trucco di illusione (chiamato Pepper’s Ghost), si crea l’illusione di vedere delle forme trasparenti, senza consistenza. Il “semplice trucco” si basa su una comune illusione teatrale (ideata da John Henry Pepper) per la realizzazione della quale sono sufficienti un vetro e una fonte di luce. Sfruttando la riflessione del vetro, posto davanti allo spettatore ed alla scena, si riescono a sovrapporre due immagini delle quali una, quella sul vetro, avrà un aspetto “vanescente”.

Le figure Audio-Animatronics sono posizionate in una esatta copia della sala realizzata sotto al percorso dell’attrazione, invisibile se non per riflessione, in posizioni tali da rispecchiare esattamente il collocamento che dovranno avere nel set finale. La loro colorazione, inoltre, tende ad esaltare l’effetto desiderato e a creare la profondità della scena. Lo stesso effetto viene utilizzato in altri punti dell’attrazione. Proseguendo nel nostro percorso altre due curiose realizzazioni riguardano la sfera di cristallo di “Madame Leota” e le “Statue Cantanti”. In questi casi viene utilizzato uno stesso effetto di proiezione e non di riflessione. E’ importante specificare (visto che molti invece sono convinti del contrario) che in nessun punto del percorso vengono utilizzati effetti oleografici, questo perché risultano essere molto più delicati e costosi rispetto ai tradizionali ed altrettanto validi trucchi scenografici.

Per far sembrare “vivi” i volti dei personaggi rappresentati sono stati realizzati dei calchi delle facce di attori che hanno prestato il loro volto opportunamente truccato e, allo stesso tempo, sono state filmate le espressioni che le statue dovevano assumere. Una serie di piccoli proiettori, opportunamente celati fra le rocce, inviano l’immagine animata sul calco (che presenta solo i tratti somatici della persona e non la colorazione del volto ed il trucco). Questo “mix” genera quindi al tempo stesso il movimento (dato dal filmato proiettato) e la dimensionalità (grazie al calco del volto). Nello specifico caso delle “Statue Cantanti” viene anche presentata una versione “Jazz” del tema principale “Grim Grinning Ghosts” la cui esecuzione vocale è affidata proprio alle figure animate.

Una interessante nota riguarda un altro dei caratteristici effetti Disney: la moltitudine di fantasmi che “svolazzano” nel cimitero subito dopo la scena delle statue. Questo effetto, ideato da un famoso mago belga (Etienne-Gaspard Robertson) nel lontano 1798 e chiamato “Magic Lantern” consiste nel proiettare un filmato su un sottilissimo schermo di tessuto trasparente nascosto dal fumo. Una attenta miscelazione delle varie parti in gioco crea l’illusione di figure “immerse” nel vuoto… Ovviamente si è voluto dare, in questa occasione, solo un breve sunto di quanto si può ammirare all’interno della casa ed è per questo che è fondamentale prendere parte almeno una volta a questo spettacolo. Infatti è solo dal vivo che si possono apprezzare in tutta la loro maestosità, gli effetti speciali più ingegnosi, opera di veri maestri della scenografia.