In questi ultimi anni in Italia e anche negli altri Paesi dell’Unione Europea si parla molto di precariato, di disoccupazione, di contratti a termine o di collaborazione e anche di quello che viene definito lavoro stagionale o turistico: parchi di divertimento, alberghi, strutture estive. Si tratta di un particolare tipo di lavoro “precario”, tale per natura non certo per l’andamento economico o legislativo del Paese che lo ospita, ma comunque molto disponibile, poco selettivo e discretamente retribuito.
Solitamente coloro che maggiormente fruiscono di questo tipo di contratti sono i ragazzi in cerca di un lavoro stabile che ancora non hanno trovato e gli studenti universitari. A eccezione dei vacanzieri estivi “obbligati” e dei candidati agli esami delle sessioni estive (in ogni caso per il giorno dell’esame l’azienda è tenuta a non far lavorare il dipendente qualora lo richiedesse), passare tre mesi a vendere panini o a lavorare nelle attrazioni permette di mettersi da parte una somma non indifferente, quantomeno bastante a pagarsi di propria tasca le tasse universitarie (in crescita soprattutto negli ultimi anni) e a togliersi qualche sfizio.
Spesso quindi il lavoro stagionale può diventare anche abbastanza piacevole. E’ un ambiente ricco di gente giovane, di entusiasmo e collaborazione, dove facilmente si fa “gruppo” per fermarsi poi alla fine del turno al primo bar a bere una birra in compagnia, anche se molto spesso i giovani d’oggi preferiscono la birra alla collaborazione lavorativa.
Pure le mamme casalinghe non disdegnano questo tipo d’impiego. Passato l’inverno ad aiutare i figli con la scuola e a tenere pulita la casa, arrotondano il mensile famigliare nella cucina di qualche ristorante o albergo mentre la prole si trova in vacanza dai parenti se non addirittura a lavorare con il genitore nel medesimo luogo.
Infine, è un lavoro che nelle sue sfaccettature meno solerti, meno fisicamente impegnative, può essere adatto anche per i pensionati, che altro non aspettano se non fare un minimo di movimento e avere una vita sociale più dignitosa; senza dimenticare gli stranieri provenienti da paesi come il Marocco, l’Albania e i paesi dell’Est europeo che nella più totale regolarità emigrano in Italia per lavorare durante la stagione turistica per poi tornare alle proprie famiglie per i restanti mesi dell’anno.
Chiaramente i contratti a tempo indeterminato in ambito stagionale sono più rari dell’oro: a eccezione del personale che lavora stabilmente per l’azienda e che risulta essere meno del 10% del personale nel periodo di punta, è molto difficile sostenere una famiglia facendo conto solo sullo stipendio stagionale, nonostante si possa godere di altre forme di guadagno come l’indennità di disoccupazione e il lavoro connesso alle festività natalizie.
Fra tutti i tipi di lavoro stagionale, il lavoro nei parchi di divertimento sta assumendo un ruolo sempre più imperante nella vita di queste persone. “Cast member” è la definizione che viene data ad un dipendente dell’industria del divertimento che in Italia è partita grazie a parchi ormai celebri come Fiabilandia, Gardaland ed Edenlandia e che in questo momento sta vivendo un vero e proprio periodo d’oro. Si pensi all’acquisizione dei due maggiori parchi italiani da parte di multinazionali come “Merlin Entertainments” e “Parques Reunidos”, ma anche a realtà imminenti come “Terra Magica”, il futuro parco tematico previsto nella periferia di Roma.
Per quanto possa sembrare divertente, e per quanto sia socievole e discretamente retribuito, il mestiere di “cast member” non è affatto facile, soprattutto per i giovani. Nei parchi di divertimento, generalmente si suddivide in lavoro in alcuni settori principali come Attrazioni, Spettacoli, Ristorazione, Negozi, Pulizia e Gestione della Sicurezza e per ogni settore viene formato un particolare tipo di “cast member” il cui compito sarà di interfacciarsi con il vero e proprio “datore di lavoro” e cioè l’ospite del parco. Colui che paga il biglietto d’ingresso, che spende per mangiare, bere e portare a casa un bel ricordo del tempo trascorso all’interno dell’azienda. Un ricordo non soltanto sotto forma di gadget, pupazzi, cartoline e quant’altro ma soprattutto di “Magia”, una sensazione piacevole di serenità, cordialità ed efficienza di cui il cast member dev’essere il principale promotore. Non è semplice creare la “Magia”, soprattutto quando superficialmente si considera il lavoro stagionale semplicemente di passaggio (“Chi-me-lo-fa-fare-di…visto-che-tanto-a-fine-stagione-mi-licenzio”), e certo diventa molto difficile infondere serenità, cordialità ed efficienza quando gli ospiti sono tanti e vanno accontentati tutti assieme.
Un esempio classico sono le situazioni di sovraffollamento all’interno dei parchi di divertimento nei periodi critici come le feste comandate (Pasqua, Pasquetta, Primo Maggio, Festa della Liberazione, Ferragosto e via dicendo) e le ferie di metà Agosto. Quando gli italiani affollano fino allo sfinimento le strutture turistiche, non di rado dopo estenuanti quanto irritanti code in autostrada o sulle strade statali, magari in giornate molto calde e afose, diventa estremamente arduo per un ospite recepire l’atmosfera “magica” se per mangiare un panino servono almeno venti minuti di attesa, per salire su un’attrazione almeno un’ora e mezza o per riuscire ad entrare nel teatro e godersi lo spettacolo, un bel numero di tentativi.
Al cast member servirà sicuramente molta diplomazia; in tali occasioni vengono alla luce problemi che nelle giornate con bassa affluenza non si verificano, che gli ospiti non gradiscono e allora non è sempre facile, e nemmeno consentito, dare una spiegazione o una giustificazione. Se dopo aver passato mezz’ora ad aspettare per entrare nell’arena o nel teatro per vedere uno spettacolo, l’ospite non riesce ad entrare perché il numero massimo di posti a sedere è già stato raggiunto, come fa il cast member di fronte ad eventuali proteste a spiegargli che avrebbe dovuto mettersi in coda almeno 45 minuti prima dell’apertura del teatro?
Serve altrettanta abilità nel “mordersi la lingua” visto che in tali situazioni l’arroganza e la maleducazione prendono velocemente il posto della Magia, diventano una specie di odore che infesta l’aria e il rischio di perdere la pazienza è elevatissimo. Come fa il cast member a mantenere la calma quando manca mezz’ora alla chiusura, in tutte le attrazioni è già stato bloccato l’accesso in modo da smaltire totalmente la coda in coincidenza con la chiusura del parco, ma capita un’ospite che vuole entrare lo stesso perché il parco non è ancora chiuso? Sono situazioni pesanti dove l’ospite, stordito dal viaggio, dal caldo, dalla folla, dai figli che vorrebbero fare di tutto ma non capiscono la situazione, finisce con l’arrabbiarsi contro il cast member il quale è tenuto semplicemente a fare il proprio dovere. Situazioni pesanti, tra l’altro non necessariamente relative solo ai giorni di elevatissima affluenza, causa la succitata “Magia” che ha un fastidioso effetto collaterale: quello di far sentire gli adulti come bambini, dei quali assumono le caratteristiche positive come la vivacità, la voglia di scherzare e l’allegria, ma anche quelle meno utili alla convivenza civile come l’insistenza, l’inadattabilità e lo scarso senso pratico.
Dal punto di vista del cast member queste non possono comunque essere considerate delle attenuanti. La professionalità richiede che, nonostante quel tipo di lavoro sia stagionale, nonostante la fatica di sorridere e mantenere la calma per tutta la durata del turno lavorativo, nonostante la retribuzione non sia quella da lui desiderata, è un dato di fatto che l’ospite paghi per quel sorriso, quella cortesia, quella diplomazia e quell’abilità nel mordersi la lingua… Insomma, per tutto ciò che contribuisce a creare la Magia nell’aria, e chi paga ha diritto a ricevere in cambio il prodotto che ha acquistato.
Ne vale quindi la pena? Per una casalinga, un pensionato e un immigrato certamente sì. Il lavoro stagionale, anche nei parchi di divertimento, fa molto comodo a queste persone e gli impieghi che vengono loro assegnati non sono sempre front-line, ma spesso si preferisce farli lavorare dietro le quinte. In prima linea più spesso invece vanno i giovani e la domanda allora diventa: “essendo un lavoro per loro transitorio, salvo rarissime eccezioni, quali sono gli aspetti positivi del lavoro nei parchi di divertimento?”. Ma soprattutto: “cosa si può imparare di utile per tenersi stretti ad eventuali futuri posti di lavoro?”.
Quanto alla prima domanda, oltre ai vantaggi già elencati precedentemente, si può certo immaginare come il lavoro in situazioni critiche o complicate possa, per così dire, “svegliare” un ragazzo che sta studiando per la maturità o per l’università. Siamo tutti d’accordo che gli adolescenti del giorno d’oggi imbottiti come sono di videogiochi, programmi informatici, browser per la navigazione, giochi di ruolo in Internet, chat-line e quant’altro sia gestibile con un semplice clic del tasto sinistro del mouse, sono gravemente minacciati di perdere il contatto con la realtà e di conseguenza una volta di fronte ad un’evacuazione o al calcolo del resto per un pagamento o alla discussione fra due ospiti che minacciano rissa per chissà quale motivo, è assai probabile che non sappiano proprio che pesci pigliare.
Per farla breve, chi vuole imparare a nuotare altro non deve fare che buttarsi in acqua e sbattere braccia e gambe… Si impara dunque sul campo a mantenere la calma nelle situazioni difficili, a simulare un’espressione di sicurezza di fronte ai problemi, a dimostrare di sapersi mettere in gioco anche di fronte alle situazioni più complicate. Opportunamente aiutati dai colleghi più esperti ai quali va portato il dovuto rispetto anche se hanno solo la licenza media ma svolgono questo tipo di lavoro ormai da anni, l’esperienza in sé aiuta, non solo a farsi un pochino più furbi, ma a diventare anche più umili e riverenti. Caratteristiche che in qualsiasi tipo di lavoro vengono valutate a peso d’oro.
Naturalmente anche il rapporto con gli ospiti è molto utile da questo punto di vista. Trattare con un ospite in fin dei conti è come trattare con un superiore. Sono entrambi persone alle quali è dovuto molto rispetto e con le quali è necessario saper parlare e interagire con la massima educazione. Entrambi, sia l’ospite che il superiore, apprezzano l’efficienza, le buone capacità di “problem solving”, entrambi hanno qualcosa da perdere a seconda dell’operato del cast member e contano su di esso o per non perdere la faccia o per non sprecare i soldi del biglietto. I colleghi, a loro volta, meritano lo stesso rispetto e la stessa umiltà, due virtù che troppo spesso sui posti di lavoro lasciano il posto all’arroganza e all’individualismo. Quando si lavora, e soprattutto quando le situazioni sono critiche, è necessario essere pienamente attivi e collaborativi, anche considerato il fatto che nessuno è meglio di qualcun’altro ma si è tutti sullo stesso piano; nel caso la si pensi diversamente è meglio cambiare rotta al più presto in modo tale che i propri difetti non portino a delle discussioni inutili di fronte agli ospiti, e cioè a un danno d’immagine gravissimo per il parco.
Da segnalare un’altro aspetto negativo di questo tipo di lavoro: essendo generalmente monotono e spesso ripetitivo, quasi sempre si finisce per riempire i propri tempi morti con il peggiore nemico del quieto vivere, ovverosia il pettegolezzo, un fastidioso difetto che l’azienda tende spesso a scoraggiare ma che inevitabilmente prolifera e si diffonde come una reazione a catena. E’ quindi molto importante imparare a difendersi e prenderne le distanze il prima possibile, soprattutto una volta giunti in realtà aziendali dalle quali si spera di poter ottenere contratti di stabilità e dove la capacità di dimostrarsi immuni o estranei dal cosiddetto “parlare alle spalle” viene valutata come indice di maturità, onestà, coerenza.
Ovviamente nelle aziende non stagionali non è certo tutto rose e fiori, anzi ormai la sappiamo tutti la storiella sul clientelarismo delle aziende italiane, sulle raccomandazioni e sul parassitismo, ambienti dove le caratteristiche elencate finora e che è possibile sviluppare ottimamente col lavoro stagionale, sono sì valutate a peso d’oro ma possono non bastare di fronte al leccapiedi di turno. Spesso, purtroppo, il mondo delle aziende del settore secondario è infestato dalla ipercompetitività, ovvero dalla concorrenza fra colleghi che pur di apparire di fronte ai capi più adatti di altri ad ottenere il contratto a tempo indeterminato, l’aumento di stipendio, il posto di responsabile, sono pronti a vendersi l’anima e il corpo. Questa piaga, nel lavoro stagionale e soprattutto all’interno dei parchi divertimento è molto meno diffusa. Questo perchè sotto certi punti di vista il lavoro nei parchi di divertimento può essere decisamente più meritocratico rispetto agli altri tipi di lavoro, soprattutto per i ragazzi più giovani. Il motivo risiede nel fatto che, di fronte a quella che è la volontà del dipendente di fare bene, di dimostrare il proprio impegno e il proprio talento, non essendo presente un tornaconto né ti tipo economico, né di tipo manageriale, il responsabile non può che pensare che sia la sola voglia di fare bene, di dimostrare il proprio impegno e il proprio talento in modo totalmente disinteressato.
Non è difficile mettere in mostra le proprie qualità in un ambiente all’interno del quale raramente non si ha l’interesse di farlo perché si pensa che sia inutile, non essendoci concrete possibilità di carriera. E proprio perché non è difficile ed è molto utile per l’azienda, il tornaconto in questi casi sarà quello di vedersi affidati piccoli incarichi di responsabilità, sempre nel rispetto dei colleghi tuoi pari e del responsabile che ti affida tali incarichi: un incoraggiamento a continuare sempre per la stessa strada, una dimostrazione di stima che non può che alleggerire un lavoro spesso particolarmente pesante.
Sono responsabilità comunque semi-illusorie e anche abbastanza soggettive, nel senso che in caso di problemi la responsabilità non graverà certo sul dipendente a cui sarà stato affidato tale incarico ma sempre sul suo capo che comunque ha bisogno di potersi fidare del personale che è incaricato di gestire. Una volta poi giunti nel mondo del lavoro vero e proprio le cose sono molto diverse, gli incarichi di responsabilità potrebbero tradursi in reali possibilità di carriera e l’impegno profuso non sarà di certo disinteressato, ma potrà rivelarsi molto utile l’aver già sperimentato situazioni analoghe, l’aver iniziato presto a capire e a sperimentare cosa significhi che il proprio manager conta su di te.
E in ogni caso è sempre bene lasciare in azienda un bel ricordo di sé stessi, delle prestazioni effettuate: il lavoro nei parchi di divertimento e nelle strutture turistiche in generale è sempre abbondante, l’offerta è sempre molto alta, e di conseguenza sono un’importante ripiego alla sfortuna, ai periodi economicamente critici o semplicemente un modo come un altro per arrotondare il mensile.
Ma è soprattutto un’esperienza che permette a tutti di capire quanto sia importante il sapersi rapportare correttamente con gli altri in ogni situazione. E questo risulterà molto utile non solo nei successivi ambiti lavorativi, ma anche nella vita di tutti i giorni.