La mattina di domenica 12 dicembre 2010, alla stessa ora in cui una folta schiera di partecipanti ai Parksmania Awards varcava i cancelli di Gardaland, essendo in zona per tale manifestazione ho approfittato per fare visita all’amico Claudio Mazzoli che da sempre indico come uno dei miei maestri ispiratori e artisti favoriti. La deviazione mi porta nel salotto della sua bella casa a pochi passi dal lago, non lontano da quel parco che lui ha contribuito a rendere unico e che dovrò raggiungere poco più tardi. Davanti ad un caffè, una discussione informale fa da spunto a questa intervista dove Claudio ci svela i progetti attuali e futuri, e fa alcune considerazioni sull’evoluzione del mondo dei parchi a tema.
Claudio, parlaci delle tue nuove frontiere professionali dopo i tanti anni trascorsi a Gardaland.
Le mie nuove frontiere professionali sono innanzitutto a PortAventura in Spagna, a Barcellona, dove sto lavorando per ampliare e riqualificare il parco, ma di questo parleremo in futuro. Oggi vorrei parlare di una ipotesi di parco a L’Aquila.
Raccontaci.
Stiamo pensando di realizzare un parco appena fuori alla città per poter ridare un po’ di vita a questa gente. Sono coinvolti un sacco di personaggi sia della Chiesa, con alcuni cardinali, e sia del mondo politico: grossi nomi che per discrezione al momento non vorrei svelare.
Dacci qualche dettaglio artistico e tecnico sul progetto, visto che è un parco che riguarda l’Italia.
E’ un parco nuovo nel senso della struttura, non è il parco a tema come “mamma Disney” ha concepito e di cui noi in Europa abbiamo seguito la strada. Gardaland, Mirabilandia e i vari parchi europei come ad esempio quelli tedeschi, sono tutti imitativi della concezione di parco che ha Disney. Questo è un mio nuovo concetto basato sui bambini, dove essi partecipano e sono i protagonisti, i “primi attori”; c’è la tematizzazione, ovviamente, ma in funzione dei bambini, e di conseguenza, dei loro genitori.
Quindi un “family park” innovativo: potremmo dire che è un prototipo, la nuova via per creare un modello di parco italiano diverso da quelli Disney di cui si è tanto teorizzato in passato?
Certo. E’ una novità assoluta nel mondo. Abbiamo già fatto degli esperimenti allestendo una “prova” in un castello qui nel nord Italia, ed abbiamo fatto 27 mila persone al giorno, che non sono poche! Era un bel castello sei-settecentesco, non una fortezza medioevale; io ci ho messo il naso appena, però gli amici che avevano creato l’iniziativa, pur essendo disorganizzatissimi, hanno fatto 27 mila persone al giorno per una settimana, quindi memori di questo abbiamo ristudiato la cosa e questa sarà la novità… in cui magari sarai coinvolto anche tu!
Speriamo! Ci puoi raccontare qualcosa, a grandi linee, riguardo alle tematiche?
E’ fantasy, molto fantasy! Pensiamo a “Il Signore degli Anelli” come tipologia, un medioevo con altri spunti vicini dove il visitatore è veramente coinvolto in una grande fantasia.
Immagino non un medioevo con i castelli inventati, visti in chiave americana “alla Disney”, che sono un po’ tutti la rielaborazione del castello Bavarese di Ludwig, che a sua volta era un falso ottocentesco! Quella è un’invenzione che non ha collocazione nel tempo: il loro famoso “renaissance style”; noi invece abbiamo nel dna la storia, il rinascimento…
No, infatti, assolutamente non è quello! Tu lo sai che io sono un medievalista e un fanatico del rinascimento e cerco sempre di tenere i piedi un po’ più giù… però c’è comunque moltissima fantasia. Il periodo che preferisco è quello intorno al millequattrocento, quattrocentocinquanta. Leonardo Da Vinci, Lorenzo il Magnifico: quello è il mio rinascimento, ma da lì poi parte la fantasia assoluta con cose che volano, draghi, orchi e via dicendo. Ho fatto di tutto!
Tempi per la nascita di questo parco?
I tempi sono lunghi perché il progetto è partito da parte mia come uno slancio gratuito proprio perché volevo aiutare queste persone, poi man mano che la cosa ha preso piede ed è stato coinvolto il mondo ecclesiastico ho conosciuto un gruppo di suore capeggiato da Madre Nazzarena, una suora missionaria che è una persona straordinaria: con loro abbiamo pensato di dare vita ad un’idea che facesse dimenticare il legame tra L’Aquila ed il terremoto. Ad Assisi c’è stato il terremoto, ma Assisi “è San Francesco”, Foligno “è il Palio”, L’Aquila deve essere – non dico il parco – ma comunque un luogo che deve rinascere. L’Aquila è distrutta, è da buttar giù. Purtroppo non è un posto che è possibile salvare, è da buttar giù e ricostruire, tenendo le facciate storiche di alcuni palazzi ma ripartendo quasi da zero. Sembra bombardata dagli aerei: è tutta tenuta su da strutture, tubi…
Quindi una bella iniziativa, oltre che sotto il profilo del divertimento familiare diventa anche un’operazione socialmente utile.
Si, ed ho conosciuto delle persone davvero affascinanti che via via si sono fatte coinvolgere nel progetto. Si sono fatti avanti molti industriali italiani, grossi nomi… ma veramente grossi! Si sono associati affascinati da questo progetto. Io ero partito con un’idea di una cosa da 20 milioni di Euro, un “parchettino”, mentre con la forza di queste persone siamo arrivati a cifre abbastanza impegnative.
Come vedi l’evoluzione tematica dei parchi italiani? Che possibilità di sviluppo pensi che ci possano ancora essere nei prossimi anni? Parlo di parchi nuovi, ma anche di strutture esistenti che si stanno trasformando.
I parchi italiani per me sono destinati… non dico a chiudere, perché la gente ci va e probabilmente ci andrà sempre, lo spero per loro, però non c’è niente di innovativo! Cioè non stanno cercando di studiare qualcosa di nuovo.
E all’estero?
Sono stato recentemente A Disneyworld e agli Universal Studios in Florida: Magic Kindom era decisamente vuoto. A Epcot Center, parco per cui ho lavorato quando fu realizzato, l’atmosfera è veramente decadente… e se qui nell’area World Showcase tutto sommato c’era qualcuno, ribadisco che Magic Kingdom era veramente con poco pubblico. Agli Universal Studios, o meglio, ad Island of Adventures, c’era invece il pienone: per l’area di Harry Potter c’era la fila, dovevi addirittura prenotare per entrare. Il ride di Harry Potter è veramente molto bello, realizzato in modo divino, però il “finale” non c’è: cioè manca lo “spirito” di Walt Disney. Quando noi parliamo della Disney parliamo di Marc Davis, Ken Anderson, Al Bertino… quello spirito nel fare i parchi, quel mondo della fantasia, non c’è più.
Mi diceva il mio maestro, lo scenografo Nino Novarese: “Ma vedi, caro Claudio, i dinosauri della Disney, sorridono, non sono i dinosauri veri”, ed era secondo lui una pecca, invece per me era quello il valore aggiunto, il pregio: Disney era gioia! Harry Potter agli Universal Studios è bellissimo ma tetro, forse questo gusto è lo specchio di una generazione un po’ malata, cioè non c’è la speranza e questo si riversa in tutto quello che noi creiamo oggi. Quella generazione di artisti Disney che ho citato era gente che “giocava”, oggi ci sono dei ragazzi bravissimi che fanno delle cose con una tecnologia spaventosa, ma non hanno la fantasia perché gli è stata castrata. Oggi la Disney è in mano a delle persone che non sono più i sognatori di una volta.
Harry Potter è fatto in modo incredibile e tecnicamente impeccabile, ma se tu guardi i vecchi Pirati dei Caraibi a Los Angeles, le scenografie erano fatte su tela pitturata: erano un po’ ingenue però c’era questa gioia, il colore, la musica… Harry Potter è “vero”, un castello vero su una roccia vera han fatto, con un interno spettacolare: ma è tutto grigio, tutto buio, senz’anima! Ti spiegano “ma il mondo di Harry Potter è grigio”… ho capito, ma nonostante una tecnologia di veicoli che si muovono tra proiezioni 3D e figure elettroniche eccezionali c’è un finale buio, esci fuori e dici “boh!”. Non c’è la gioia del finale, il colore!
Cosa ne pensi del 3D nell’animazione?
Il 3D è una nuova tecnologia che permette di fare delle cose impossibili: tu vedi il tessuto, la pelle, i nei. Secondo me, e credo di non sbagliarmi, gli attori in carne ed ossa spariranno un giorno e ci saranno attori in 3D. Già hanno fatto dei film così; guardavo un film l’altro giorno e dicevo “che faccia strana ha quello lì”, poi mi sono accorto che era fatto tutto in computer animation, e molto bene con armi e particolari veri. Però ancora una volta mancano dell’anima. Mentre Bambi, Biancaneve e i sette nani, Pinocchio, i vecchi film di animazione storici erano una cosa commovente, erano veramente opere d’arte.
Io ho conosciuto quella gente lì, erano miei colleghi. Io ero il ragazzino che portavano fuori a mangiare al tennis club, e con la bocca aperta e la bava stavo ad ascoltare quello che dicevano riempiendoli di domande: “ma Walt Disney com’era, com’era tizio, com’era caio”. Loro hanno fatto la Disney, disegnavano i fondali: ad esempio Walt Peregoy aveva disegnato i fondali per la bella addormentata! Tornando al 3D, penso che bisogna cercare di portare tecnologia, ma sempre con il gusto artistico. I cartoni animati in 3D sono bellissimi perché è una tecnologia incredibile, che io non uso perché sono ancora “alla manovella e al pallottoliere” però messa nelle mani giuste può far venire fuori dei capolavori.
Claudio Mazzoli in questo periodo ha in corso anche una importante mostra personale d’arte negli Stati Uniti, che comprende una vasta serie di grandi dipinti e di sculture in bronzo.
Nelle foto:
1) Claudio accanto al masterplan e al plastico in lavorazione del parco ideato per L’Aquila. Non può ancora svelare i dettagli, ma ha gentilmente posato per una foto d’insieme che documenta l’avanzamento di questo interessante progetto.
2) Mazzoli di fronte al bozzetto per una grande attrazione: “La Divina Commedia”.
3) Nel laboratorio dove realizza splendide armature con le stesse metodologie dei costruttori d’armi antichi. Le opere sono perfette ed uniche.
4) Un dipinto ad acrilico realizzato ai tempi della sua collaborazione con la Landmark Entertainmenmt, la società di Hollywood specializzata nella progettazione di parchi tematici e produzione di film.



