Disneyland Parigi fu inaugurata il 12 Aprile 1992 con grande clamore. Una cerimonia che ancora oggi ci si ricorda come incredibile e maestosa e con tutte le attrazioni classificate all’epoca come “E-Tickets”, Space Mountain a parte, perchè venne realizzata successivamente. Il termine “E-Ticket” deriva dal fatto che dall’apertura di Disneyland California nel 1955, fino al 1982 – anno in cui fu ricostruita una nuova Fantasyland – i visitatori del parco non pagavano un biglietto unico.
Quello che oggi è universalmente riconosciuto come carattere distintivo di un parco a tema, e cioè il “passaporto giornaliero”, non esisteva. Gli ospiti dovevano infatti comprare un blocchetto di biglietti che valevano per singoli giri sulle attrazioni. Come al luna-park, sostanzialmente. Le attrazioni di base, come ad esempio i cavalli di Main Street, valevano un “A” ticket. Poi si saliva gradualmente fino al “D” ticket, che permetteva esperienze decisamente più importanti come Peter Pan o Autopia.
Nel 1959 Disneyland inaugurò il primo ottovolante a tracciato in acciaio del mondo, Matterhorn, e per la prima volta comparve il biglietto “E”. “E-Ticket ride” è dunque divenuto sinonimo di attrazione di massima importanza; chiaramente riferita sempre all’epoca in cui viene realizzata, perchè oggi Matterhorn non potrebbe assolutamente considerarsi tale. Ma in quel caso si trattò di una svolta per certi versi epocale. Tra le “E-ticket rides” classiche e cioè quelle che sono in definitiva entrate nella leggenda, possiamo senza ombra di dubbio annoverare Space Mountain, Big Thunder Mountain, Pirates of the Caribbean, Splash Mountain, The Haunted Mansion, Tower of Terror e It’s a Small World.
Uno dei pregi delle attrazioni più classiche di Disneyland, quelle cioè che caratterizzano e differenziano i parchi Disney rispetto a tutti gli altri, è proprio quello di essere uniche, coinvolgenti e soprattutto eterne. Amate incondizionatamente da tutte le generazioni che si sono susseguite negli ultimi decenni. It’s a Small World rappresenta forse l’esempio più concreto dell’universalità applicata ad una attrazione. E’ conosciuta da tutti, quasi sempre amata e in qualche caso anche odiata – perchè comunque non è possibile rimanere indifferenti all’esperienza della “crociera più felice del mondo” – e con una canzoncina come colonna sonora che si insinua permanentemente nelle menti dei visitatori. E’ infatti impossibile fare a meno di canticchiarla anche a distanza di giorni, mesi o addirittura anni.
Nel 1997 Disneyland California si trovava in una situazione bizzarra; il Presidente della Walt Disney Attractions dell’epoca, Paul Pressler, aveva ricevuto l’indicazione dalla Company di trasformare il parco di Anaheim da una struttura visitabile in una singola giornata a un vero e proprio Resort. Questo significava realizzare un secondo parco, altri alberghi e molto altro ancora. Allo stesso tempo Disneyland California, come forse è solo Tokyo Disneyland, era un parco estremamente “locale”. In termine tecnico viene infatti definito “local park with a high level of return guests”, cioè un parco che ha un pubblico che torna spesso nel parco in un periodo molto breve. Disneyland infatti all’epoca aveva più di 400.000 passaporti annuali – ora sono quasi un milione, mentre a Parigi sono meno di 300.000 – e questo presentava un problema per il parco considerando che sono necessari diversi anni per costruire nuove attrazioni. Allora come oggi, l’intrattenimento era la soluzione più efficace sul brevissimo periodo per diversificare e ampliare l’offerta.
Nell’attesa di nuove attrazioni – Indiana Jones Adventure venne inaugurata nel 1995 e la nuova Tomorrowland era programmata per il 1998 – Pressler decise quindi di investire pesantemente su spettacoli e intrattenimento dal basso costo ma alta sicurezza. Le ferite procurate dal costosissimo e catastrofico fiasco di Light Magic del 1996 erano infatti ancora aperte. Pressler incaricò quindi un astro nascente del firmamento dei manager creativi di Disneyland Entertainment, Steve Davidson, di trovare qualche forma non costosa ma allo stesso tempo efficace di intrattenimento che “obbligasse” le persone a visitare il parco nel periodo natalizio.
Davidson decise di osare ciò che nessuno aveva mai osato prima: prendere un “mostro sacro” delle attrazioni di Disneyland – un “E-Ticket”, appunto – come It’s a Small World e rivisitarlo in chiave natalizia.
Contrariamente alla consolidata prassi Disney, incredibile ma vero, il “concept test”, venne realizzato in modo tutto sommato brutale. Una notte di maggio, Davidson e i suoi collaboratori installarono delle decorazioni di Natale, spensero la colonna sonora classica ed effettuarono diverse volte il percorso in barca ascoltando un CD che riproduceva musiche natalizie quali “Jingle bells”, “Deck the Halls”, “Santa Claus is coming to town” e altri classici del genere. Il giorno seguente fecero delle copie dei disegni originali dell’attrazione realizzati nel 1963 da Marc Davis e Mary Blair e disegnarono dei nuovi vestiti per le bambole in tema natalizio. Aggiunsero poi decorazioni varie alla scenografia e presentarono in meno di una settimana una proposta che fece storia: It’s a Small World Holiday. Da notare che il nome è diverso da quello utilizzato a Parigi, in cui “Holiday” è sostituito da “Celebration”.
L’attrazione aprì nel novembre del 1997, in tempo per le festività di Natale e fu un tale successo che addirittura dal 1999 al 2002 fu necessario installare il sistema “Fastpass”. Le scene rappresentate restavano le medesime della versione classica, ma i nuovi costumi per ogni bambola, le decorazioni, le luci interne ed esterne, oltre a un mix di 3 canzoni di grande atmosfera, rendevano It’s a small world un’attrazione nuova agli occhi del pubblico. La classica colonna sonora “It’s a small world” venne intervallata con “Jingle Bells”, entrambe unite da una strofa “ponte” di “Deck the halls”. Un connubio perfetto e piacevole che calza a pennello con l’atmosfera natalizia e il messaggio originale di pace che i bambini del mondo vogliono condividere.
Una interessante curiosità è che mentre nella versione originale la canzone viene cantata in lingue diverse lungo tutto il percorso, ma sempre nel medesimo tempo, in questa versione i singoli personaggi, in ogni scena, cantano una delle tre canzoni. Vengono sempre utilizzate lingue diverse, ma alcune parole risultano leggermente modificate – la Sirenetta, ad esempio, canta “Jingle Shells” – e questo comporta che il livello generale dell’audio debba rimanere decisamente più basso.
Parigi entrò in scena nel 1999, in condizioni molto simili a quelle di Disneyland California e cioè con un nuovo parco da costruire, pochi fondi per nuove attrazioni e, almeno in quel periodo, con un pubblico molto ripetitivo. Prendere ispirazione dal grande successo della versione californiana fu quindi quasi automatico, ma il team di Parigi decise di rielaborare ulteriormente il tema. Si decise dunque di realizzare un tributo al modo di festeggiare il Natale, o l’equivalente festa locale più prossima, nei diversi paesi rappresentati.
Ecco quindi che San Nicola (Sinterklaas) prese il posto di Babbo Natale nei paesi di lingua Tedesca, in Belgio e Olanda, mentre la Scandinavia ospitò Santa Lucia. L’Italia, oltre alle icone classiche del Natale, con luci e addobbi, presentava anche costumi che si ispirano al Carnevale di Venezia, mentre il Brasile aveva il suo equivalente nei costumi del Carnevale di Rio, che incomincia ufficialmente il 21 novembre. Diwali era la festa simbolo per l’India, mentre Hanuka veniva rappresentata dal candelabro dalle 7 braccia per Israele. L’Africa si vestì poi con i costumi tipici utilizzati per la festa in onore della luna.
Per operare questo cambiamento tutte le 200 bambole vennero rivestite con costumi dalle stoffe colorate e oltre agli addobbi, furono inseriti un totale di 150 accessori. L’attrazione prese dunque il nome di It’s a small world Celebration, cioè un tributo alle varie festività celebrate nel mondo e non più solo “Holiday” o “Christmas”. Questa differenza, sottile ma importante, è particolarmente adatta per un parco come quello parigino che riceve costantemente ospiti di paesi e tradizioni profondamente diverse.
A causa dei problemi finanziari del 2002, successivi alla perdita di bilancio dovuta all’apertura del secondo parco, EuroDisney SCA – società che gestisce il Resort – dovette tagliare i propri costi e It’s a small world Celebration non fu riconfermata negli anni seguenti. Nella primavera del 2009, però, il Direttore Operativo del Parco, George Kalogridis – al tempo, numero due di Parigi, ora passato a Presidente di Disneyland California – chiese a SQS – Show Qualità Standards, la divisione di Imagineering presente a Parigi – di riportare alla luce la versione natalizia dell’attrazione.
Yves Benyette, responsabile del team parigino, colse quindi l’occasione al balzo per non solo riproporre la vecchia versione, ovviamente ripulendo o ricostruendo costumi e luci, ma potenziandola con una nuova colonna sonora, effetti luci e nuovi profumi. Nel dettaglio, la versione 1999/2002 parigina presentava la colonna sonora classica, che ora invece presenta una rimasterizzazione della versione californiana con “Deck the halls”, “Jingle Bells” e “It’s a small world” cantate nelle varie lingue locali e ritmi – nel caso africano – locali. Sono poi stati rielaborati gli effetti luce installando nuovi fari e proiezioni in modo da fare risplendere maggiormente i vari set, ma anche per evidenziare i riflessi sull’acqua. I profumi mancavano dal 1994, quando furono tolti dalla versione classica e oggi pure le orecchie dell’ippopotamo si sono messe a girare.
Questa trasformazione ha richiesto quest’anno ben quattro mesi di lavorazione, compreso il tempo per rimettere a nuovo i costumi e installare le nuove luci. Un lavoro importante che sarà sicuramente molto apprezzato da tutti coloro che visiteranno il parco nel periodo invernale. E speriamo, davvero con tutto il cuore, anche nelle stagioni natalizie future!


