L’arte di rappresentare il parco

La mappa di un parco, strumento di comprensibilità dello stesso nonché veicolo pubblicitario, riveste un'importanza ben maggiore di quanto si può essere portati a credere. Si tratta di un elemeto relazionale con l'ospite che non deve essere mai sottovalutato

Quando si parla di parchi di divertimento o più in generale di strutture legate al tempo libero, ognuno di noi, vuoi per esperienza personale, vuoi per una generale e oramai consolidata aspettativa legata alla concreta appartenenza di queste strutture al vissuto di un pubblico storicamente sempre più ampio, individua una sorta di “decalogo” delle caratteristiche imprescindibili che la struttura dovrebbe possedere per potersi definire tale. Questo decalogo, che in realtà è articolabile più come un lungo ed elaborato elenco, si costituisce di elementi legati generalmente all’immaginario di ogni singola persona, ma anche di regole di buona condotta che definiscono condizioni che il pubblico considera oramai essenziali per delineare la qualità della struttura stessa.

Si fa un gran parlare, attraverso i media ed i canali di divulgazione specialisti e generalisti, di questioni altisonanti, di architectural design, di tematizzazione, di landscaping, di colori, di attrazioni, di sensazioni, di come ognuno di noi sarebbe sempre in grado di descrivere il parco perfetto, ma si presta spesso poca attenzione a quegli attributi che più sopra venivano descritti come indispensabili, e che spesso, proprio perché non oggetto di attenzione diretta e continua da parte del pubblico (ma ciò non ne esclude l’importanza sia ben inteso) possono invece rappresentare l’ago della bilancia nella concreta valutazione dell’esperienza che un parco è in grado di offrire al suo pubblico.

Tra questi, un’azione spesso a torto sottovalutata dagli stessi operatori delle strutture, ignari del ruolo che ricopre nel raggiungimento della tanto desiderata “esperienza” di visita, è individuabile nella rappresentazione grafica del parco, altresì detta più comunemente “mappa del parco”. Questo elemento, di fatto, rientra a pieno titolo in quell’elenco di caratteristiche che il pubblico non posiziona ai primi posti nella lista delle motivazioni che spingono a decretare il successo della struttura ma senza il quale, però, la lacuna che si verrebbe a creare diverrebbe immediatamente elemento di critica e di pesante giudizio. In sintesi: tutto bene finché c’è ed è ben fatta, ma guai a non prevederla e soprattutto a non curarla!

La realizzazione della mappa di un parco, strumento di comprensibilità dello stesso nonché veicolo pubblicitario e, talvolta, vero e proprio oggetto di merchandise, rientra principalmente nella categoria di azioni classificabili come “customer services”, servizi rivolti alla clientela. Una buona mappa riesce ad asservire a molte più esigenze di quanto si possa immaginare: limitarsi a ragionare e classificare la mappa come un fastidioso onere da realizzare, perché così si fa contento il pubblico, è uno degli atteggiamenti più sbagliati e controproducenti che la Direzione di un parco possa assumere. Una lacuna oggettivamente riscontrabile in molte strutture è quella di giudicare troppo semplicisticamente il pubblico dei parchi, in maniera dunque inferiore alle sue reali potenzialità. Gli input e il livello di qualità che questo pubblico percepisce nella sua vita quotidiana, tramite i più disparati canali, è in rapida e continua evoluzione, ma spesso ciò non viene considerato come un punto di arrivo anche per il parco, traducendosi evidentemente nella realizzazione di materiale poco attraente e funzionale, quindi non al passo coi tempi.

Se ognuno di noi concorda sull’affermazione che l’ospite di un parco sia essenzialmente un individuo che si scontra con l’ostile realtà di un ambiente nel quale difficilmente trova appigli con la quotidianità, ognuno di noi concorderà anche che il compito del parco stesso dovrebbe essere quello di agevolarlo il più possibile nella scoperta di questa realtà, mettendo in atto tutto ciò di cui in suo possesso per raggiungere questo determinato scopo. E questo scopo può essere raggiunto attraverso elementi relazionali (essenzialmente l’interazione con i cast member) ma anche grazie ad elementi visivi (le mappe appunto, ma anche i cartelli, le insegne, le divise, i colori etc.) la cui organizzazione ed implementazione rientrano di diritto in quella serie di attività che vanno prudentemente pianificate e che, con un po’ di attenzione e “furbizia” possono anche trasformarsi in ottimi strumenti di comunicazione esterna delle proprie attività.

In Amusement Project si stanno investendo grandi risorse per sviluppare una cultura consapevole di tutto ciò che rientra nella categoria dei servizi di qualità rivolti al cliente del parco, cultura che troppo spesso in Italia viene messa in secondo piano per sopperire principalmente ad altre problematiche, forse di maggior richiamo, ma che distraggono dalle reali aspettative che il pubblico ha e che continua a maturare soprattutto grazie alla possibilità sempre più frequente di potersi spostare geograficamente e tastare quindi con mano come questi servizi all’estero (Stati Uniti, in Giappone, ma anche in Germania per stare più vicini a casa nostra) siano posizionati su livelli di gran lunga superiori a quelli che riscontriamo mediamente nel nostro Paese, fatte salve purtroppo poche eccezioni che ben conosciamo. Quali sono allora le principali caratteristiche che una mappa di un parco dovrebbe possedere?

In primis ci si dovrebbe porre l’obiettivo di agevolare l’ospite nella comprensione del parco, fornendogli uno strumento che gli permetta di trovare nel modo più semplice i servizi da lui ricercati e/o di fargli scoprire le cose che in realtà non si aspettava. In quest’ottica la mappa ha il duplice scopo di essere strumento di cognizione ma anche strumento di visibilità. Quindi è fondamentale iniziare con una meticolosa documentazione fotografica e cartografica del parco al fine di cogliere quegli elementi che il pubblico riuscirà facilmente a distinguere anche nella realtà e che nella mappa, dovendo giocoforza operare una scrematura legata alle dimensioni grafiche della stessa, non sarebbero rappresentabili nella loro completezza. A questo punto, se nella progettazione del parco v’è stata un’attenta pianificazione dei flussi di pubblico, la mappa dovrebbe anche porre l’accento nell’istruirlo su come muoversi seguendo questi flussi, rendere cioè evidenti, se già non lo fossero autonomamente, i canali di movimentazione preferenziali.

Le scelte della visuale adottata nella mappa (a volo d’uccello, piana etc.) e della tecnica di rappresentazione (realistica, fantasiosa, tridimensionale, isometrica etc.) dovrebbero essere attentamente ponderate anche in ottemperanza alla complessità geografica del sito, alla sua dimensione, alla coerenza tematica che si dovrebbe cercare sempre di garantire nonché al livello di dettaglio che si desidera raggiungere. La realizzazione di una mappa è un processo che dovrebbe prevedere molti test prima di arrivare ad identificare la soluzione percorribile proprio perché non è semplice far collimare tutte le esigenze sopra descritte. Solo visionandone sulla carta il risultato, collaudandolo anche sul pubblico se nella possibilità di farlo, si potrà concretamente comprenderne l’efficacia. Sembra inoltre banale dirlo ma spesso ci si dimentica che solo vivendo il parco si riuscirà a fornirne una corretta interpretazione e se ciò non fosse possibile perché il parco non è ancora realizzato, nel momento in cui si crea una mappa, la fantasia ma soprattutto l’esperienza, impiegate alla loro massima espressione, sono doti che entreranno pesantemente in gioco. Si possono dunque definire degli standard realizzativi? E se si, quali?

In realtà la risposta è più articolata di quanto si creda. Ogni parco, pur appartenendo anche alla stessa tipologia, presenta caratteristiche e stili completamente distinti l’uno dall’altro. Poiché la mappa dovrebbe essere un’estensione della filosofia e dell’espressività di ogni singola azienda, non si può dire che vi sia uno standard per realizzare una mappa: ognuna è un’opera d’arte a se stante. Se volessimo però analizzare più approfonditamente questa domanda si potrebbe puntare l’attenzione sul fatto che si possano invece definire degli standard qualitativi/realizzativi più generici, per grandi tematiche. Un po’ come i generi cinematografici cercano di categorizzare un film, anche durante la realizzazione di una mappa si può adottare una linea di sviluppo dai tratti più o meno caratteristici, a seconda delle necessità segnalate dal committente ed in ottemperanza alla linea grafica aziendale e/o al tema deciso per il parco. Quindi la discussione può vertere su variabili quali ad esempio la scelta del livello di dettaglio, del livello di verosimiglianza, della possibilità di sviluppare un prodotto iper-realistico oppure palesemente fantastico. La conclusione più evidente è che non vi sia una relazione vincolante fra tipologia di parco e tipologia di mappa, ognuna è fatta su misura per il committente che la richiede. Come può allora una mappa essere strumento non solo conoscitivo ma anche di comunicazione?

Nel momento in cui una mappa ha assolto con efficacia al suo principale scopo, cioè quello di descrivere visivamente e compitamente l’ambiente che stiamo per visitare, alla stregua di istruzioni per l’uso, non dobbiamo dimenticarci della possibilità di sfruttare lo stesso strumento anche in altri ambiti non direttamente collegati alla visita materiale dell’ospite. Se ovvie sono le declinazioni connesse a tutto ciò che nel parco può rappresentare strumento di conoscenza e di informazione, spesso ci si dimentica che la mappa può diventare anche un ottimo strumento che più di mille parole è in grado di trasmettere al potenziale cliente l’essenza del prodotto che gli si andrà a vendere. Posto che vengano onorati i principi di coerenza e di etica professionale (quindi niente mappe di qualità non veritiera rispetto al reale valore del prodotto), il suo impiego nel sito internet, nelle brochure del parco, come pagina pubblicitaria, come base sulla quale sviluppare giochi on-line etc. servirà a massimizzare l’investimento effettuato.

Se il pubblico apprezza l’aspetto grafico del prodotto, oppure se il parco desidera ulteriormente investire nella visualizzazione, come Disney ci ha insegnato a fare, ecco che la mappa si trasforma velocemente in un ottimo elemento per produrre merchandise… Dal semplice poster fino ai più complessi prodotti multimediali: sono molte le prospettive che si possono offrire. Si cominciano ad intravedere anche le applicazioni per strumenti tecnologici sempre più popolari come iPhone di Apple o altri prodotti di telefonia similari. Un ulteriore passo verso la digitalizzazione dei media che in più porta con se il vantaggio della facile aggiornabilità e della comunicabilità in tempo reale (via wi-fi o bluetooth). Che sviluppi può avere questo settore nell’immediato futuro?

Per molti anni non abbiamo assistito ad effettivi ed eclatanti sviluppi in questo specifico settore, se non relegati al miglioramento delle modalità di produzione, dei supporti utilizzati o dei servizi ad esso direttamente collegati (generalmente informazioni per gli ospiti). Anche se la qualità media lascia ancora ampi margini di lavoro, soprattutto in Italia laddove tante strutture dovrebbero ancora porsi l’obbiettivo di raggiungere standard qualitativi oramai irrinunciabili se si vuole competere ad armi pari con i propri concorrenti nazionali ed europei, sembra che qualcosa finalmente si stia muovendo in una direzione tecnologica fino a qualche anno fa semplicemente non sostenibile. E’ stato infatti da poco lanciato un nuovo servizio Disney che permette, tramite il software Google Earth, di perlustrare i propri parchi in 3D, nella fattispecie stiamo parlando del resort americano in Florida e di quello francese a Parigi.

Il nuovo servizio, che si propone di offrire un inedito modo di esplorare il parco dando all’ospite la possibilità di visionare in anteprima le proprie strutture tutte fedelmente riprodotte in 3D e collocate sulle immagini satellitari rese celebri al grande pubblico dal popolare strumento di Google, diciamolo fin da subito, è attualmente di complessa realizzazione e per ora commissionabile solo da strutture con un grosso potenziale di investimento. Il risultato però è la perfetta virtualizzazione della meta turistica che permette, prima ancora di visitarla, di scoprirne ogni angolo con una qualità ed un livello di dettaglio a tratti sorprendente. Ovviamente con questo tool ci si discosta dalla fruibilità e dalla praticità tipica che la mappa di un parco dovrebbe avere fra le sue doti, proprio perché fondamentale l’utilizzo di un computer di ultima generazione e di una connessione a banda larga, ma i risultati che ne derivano sono talmente emozionanti, proprio grazie alla libertà di movimento concessa, che il risultato ottenibile non si discosta dai principi di base già citati e relativi alla condivisione della comprensibilità del prodotto.

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