Visite d’istruzione nei parchi: quanta cultura e quanto divertimento?

Negli anni si è passati dalla "Gita di fine anno" alla "Visita d'istruzione" nei parchi di divertimento. Come funziona questo settore e quale approccio per studenti, insegnanti e parchi?

L’approssimarsi della fine dell’anno scolastico è sempre stato sinonimo di “gita scolastica”, che fin dagli anni ’70 ha costituito un preciso punto di riferimento per milioni di studenti italiani. Se un tempo la gita era da considerarsi un vero momento di scoperta e di evasione, magari unico per ragazzi che dati i tempi non avevano altra possibilità di spostarsi al di fuori della propria città, oggi l’approccio è ovviamente diverso. Il viaggio è infatti alla portata di tutti e chiunque – o almeno una buona parte – ha la possibilità di visitare città d’arte o altre mete altrettanto interessanti insieme alla propria famiglia a prescindere dalla visita organizzata dalla scuola.

Parallelamente sono cresciute le strutture del divertimento puro e sono nate quelle espressamente dedicate all’educazione. Tutte hanno immediatamente intuito le potenzialità insite in questo mercato composto da flussi dell’ordine di centinaia di migliaia di persone e si sono adoperate per rendere sempre più appetibile il loro prodotto alle scuole. Nel frattempo si è iniziato a parlare di “viaggio d’istruzione” con sempre maggiore vigore, enfatizzando la componente educational di tali eventi, ben aldilà di quella che in effetti risulta esserne la vera natura.

Oggi, come allora, la componente ludica resta infatti predominante e a maggior ragione quando poi si parla di una visita che interessa un parco di divertimenti, ne costituisce la quasi totalità dell’esperienza. Essendo però necessario – e anche corretto – creare i presupposti per una fruizione intelligente e costruttiva della visita, i parchi hanno investito risorse importanti nella creazione dei cosiddetti percorsi didattici, che vengono dunque declinati nelle più svariate forme anche a seconda della tipologia di struttura in cui vengono ad essere messi in pratica.

Quanta cultura, dunque, e quanto divertimento in percentuale durante la visita? Come operano in generale le strutture del divertimento per catturare l’attenzione di insegnanti e studenti e indurli ad effettuare proprio presso di loro la visita? Quali problematiche organizzative caratterizzano l’attività degli uffici marketing che devono promuovere il prodotto? A quali target ci si rivolge? Quali difficoltà affronta l’insegnante nell’organizzare una visita? E quali soddisfazioni riceve?

Per rispondere a tutte queste domande abbiamo selezionato tre strutture che si differenziano per tipologia di prodotto offerto al pubblico: Acquario di Cattolica, Italia in miniatura, e Cavallino Matto. Passiamo dunque da una struttura prettamente educational a una edutainment, per giungere infine alla classica entertainment. Abbiamo inoltre interpellato un’insegnante per conoscere anche il punto di vista di chi è deputato alla scelta finale.

Iniziamo proprio da Brunella Mailli, professoressa di lettere di scuola secondaria di primo grado – scuole medie – già membro della commissione dei Parksmania Awards per quanto riguarda la valutazione dei progetti didattici proposti dai parchi di divertimento. Per quale motivo un insegnante decide di organizzare la visita presso un parco di divertimenti?

“In linea teorica lo scopo di una visita di questo tipo è volto allo sviluppo di un progetto didattico legato al programma scolastico dell’anno in corso. In realtà questo ha un’importanza relativa per i ragazzi, perché l’aspetto più importante della gita diviene infatti quello relazionale. Un rapporto che permette agli alunni di esprimersi in modo non strutturato al di fuori del contesto abituale. Liberi di relazionarsi e di cambiare le dinamiche che si vengono a creare all’interno delle classi. Quindi un momento di grande socializzazione. Si è tutti più spontanei, insegnanti compresi.

Gli studenti, non a caso, spesso riportano come impressione quella che gli insegnanti in gita sono diversi. Sono più “simpatici” perché si modifica il loro ruolo, che non è più quello di insegnare, censurare, giudicare, ma quello di accompagnare. La visita all’interno di un parco diviene quindi non solo un’esperienza positiva in se, ma quella più positiva in assoluto perché è un’esperienza divertente che si può fare tutti insieme all’interno di un gruppo con cui di solito, almeno nell’ambito scolastico, si condividono situazioni ben più noiose. Anche il ruolo dell’insegnante in questo caso diviene meno sanzionatorio e dunque i ragazzi si sentono ancora più liberi di quando non visitano magari il parco con i propri genitori”.

Quali caratteristiche deve avere un parco, a seconda del target di studenti cui si rivolge?

“La struttura, specialmente per le scuole di primo grado, non dovrebbe essere particolarmente grande e dispersiva dal momento che, a differenza di classi con ragazzi più grandi, l’insegnante deve seguire costantemente il gruppo per sorvegliarlo”.

La scelta avviene dunque principalmente per il progetto didattico in se o per la la natura del parco?

“Il progetto didattico e come viene presentato è importante, ma principalmente è la natura del parco stesso a determinare la visita. Tendenzialmente, strutture più soft per i più piccoli e parchi più impegnativi – Mirabilandia, Gardaland – per i più grandi”.

Una volta deciso il parco e il progetto didattico abbinato, come si svolge il lavoro dell’insegnante?

“Sui progetti, in linea teorica, si lavora sia prima che dopo la visita, anche se in alcuni casi può accadere che il tempo dedicato al progetto in aula sia ridotto per una serie di motivi che variano di volta in volta. Generalmente sarebbe necessario dedicare quattro o cinque lezioni all’argomento”.

Per una serie di motivi che vorremmo appunto conoscere, oggi è più difficile organizzare una gita rispetto a 15 o 20 anni fa?

“Sicuramente oggi è più difficile. Innanzitutto è corretto evidenziare che oggi un insegnante che organizza e si assume la responsabilità di una gita diventa quasi un eroe, con genitori – è capitato a me personalmente – che li fermano poi per strada per ringraziarli. Prima di partire l’insegnante firma un documento in cui si assume tutte le responsabilità. Già prima di partire è naturale chiedersi: Chi me lo fa fare?

Non siamo pagati per le ore supplementari che impegniamo al di fuori della normale giornata lavorativa che ci viene riconosciuta come se fossimo a scuola e oltretutto hai responsabilità enormi se pensi a tutto quello che può capitare durante una gita, specialmente se composta da più giorni.

Un esempio banale, ma significativo, può essere quello di una classe che la sera iniziò un litigio con un gruppo di altri ragazzi tedeschi presenti nello stesso albergo. Anche gli incidenti che sono accaduti nel tempo, come ragazzi caduti mentre tentavano di passare da un balcone all’altro, hanno terrorizzato gli insegnati. Sono deterrenti, a prescindere dal luogo in cui si va.

Altro punto dolente, l’aspetto finanziario. Fino a quando le scuole hanno potuto attingere a maggiori finanziamenti da parte dello Stato, era possibile supplire ad eventuali difficoltà economiche in cui si trovavano famiglie meno abbienti. Avevamo creato un fondo per gli alunni in difficoltà che poteva consentire ai loro ragazzi di partecipare alla gita. In assenza di questo aiuto, dal momento che non si può chiedere a tutte le famiglie – soprattutto per gite di due giorni – di sobbarcarsi l’intero onere della spesa, cala di conseguenza anche il numero dei partecipanti.

Di legge, i partecipanti devono essere almeno i due terzi della classe e quindi se non si raggiunge il numero, niente gita. Ora le classi sono oltretutto meno numerose rispetto al passato e anche se si raggiunge comunque la percentuale minima, il rischio è quello di avere in ogni caso troppe poche persone per potere ammortizzare adeguatamente i costi fissi o ottenere sconti particolari grazie al numero di partecipanti. Costi sempre più elevati: pullman, ingresso ai parchi, pasti e, nel caso di due giorni, anche l’hotel”.

Abbiamo esaminato gli aspetti negativi, ma vorremmo concludere con qualcosa di positivo. Quanto si diverte però un insegnante durante una visita in cui tutto funziona perfettamente?

“Si diverte tantissimo. Si diverte a prescindere e, naturalmente, all’interno di un parco di divertimenti ancora di più. Anche gli insegnanti giocano. Pur di accompagnare i ragazzi si lasciano trascinare e ad esempio salgono su attrazioni che in condizioni normali non avrebbero mai provato. Non si può infatti denunciare apertamente la propria mancanza di coraggio nell’affrontare la velocità di un rollercoaster… devi assolutamente farlo!

Alcune insegnanti ritornano, per così dire, studentesse a loro volta e quindi si divertono forse ancora di più dei loro studenti. I ragazzi poi generalmente capiscono il loro sforzo per portarli in gita e dunque ripagano i professori in quell’occasione anche da un punto di vista umano più che professionale”.

Cosa ricorda uno studente dell’esperienza effettuata con un viaggio d’istruzione?

“Un mese fa una delle mie figlie è andata in gita a Ravenna e Mirabilandia. Al ritorno le ho chiesto se le erano piaciuti i mosaici e la risposta è stata che si era divertita da pazzi a Mirabilandia! Il resto della gita è svanito nel nulla ed è per questo che l’attrazione, è proprio il caso di dirlo, non sono stati i mosaici di Sant’Apollinare, ma Katun”.

Per concludere, vale anche per gli insegnanti la regola che nei parchi si diventa tutti bambini?

“Posso assicurare che si diventa addirittura più bambini dei bambini!”.

Appurato dunque che è fortissima la componente ludica che motiva gli insegnanti e i ragazzi alla visita, avvantaggiando in questo modo le strutture del divertimento che per loro stessa natura propongono questo tipo di prodotto, cerchiamo di capire come si svolge il lavoro di chi deve offrire anche la componente educational e cioè i cosiddetti “Progetti didattici”.

Andrea Drudi, responsabile marketing di Acquario di Cattolica, ci guida all’interno della realtà di una struttura nata proprio con queste specifiche caratteristiche. In percentuale, quanto incide il pubblico delle scuole sul numero di presenze annuali dell’Acquario?

“Circa un 10% e cioè 28.000 presenze. Il valore è alto, ma quello che ci interessa ancora maggiormente è il valore assoluto, che è dato dalla potenzialità educativa. Questo significa che se una riflessione va fatta ovviamente sul bilancio, è importante valutare anche in base a quella che è poi la mission della nostra struttura. Credo sia un risultato straordinario a prescindere dal risultato economico. Il nostro target sulle scuole è incentrato su elementari e medie ma negli ultimi anni sono cresciuti anche i numeri che riguardano superiori e materne.

Il numero relativo alle superiori è ovviamente piccolo, ma è in crescita perchè l’acquario è più trasversale come prodotto e si presta alla fruizione da parte di tutti. Non avendo, come i parchi di divertimento puri, attrazioni che si rivolgono magari a target specifici, abbiamo anche più possibilità, nel nostro piccolo, di differenziare.

Oltretutto negli ultimi anni il lavoro svolto da acquari e parchi faunistici sta incrementando la coscienza dei visitatori e motiva maggiormente la visita per il valore didattico che ha, a prescindere dall’offerta ludica che ovviamente non possediamo se non in piccolissima parte nella sezione all’aperto. E’ quindi logico il nostro puntare fortemente su un dipartimento didattico che si occupa della valorizzazione dei diversi temi presenti all’interno della struttura. L’acquario è caratterizzato da 4 percorsi e questi stessi percorsi, appunto valorizzati, incidono sulla scelta degli insegnanti e anche delle famiglie che alla fine spesso sono comunque coinvolte nella decisione.

Nel caso dell’Acquario di Cattolica si cerca un’esperienza non fine a se stessa e che consenta ai ragazzi di usufruire di programmi all’interno dei laboratori didattici diversificati, come archeologia, geologia e biologia. Tra tutti questi ci sono ovviamente progetti specifici anche per le scuole superiori. Sul numero totale degli studenti che visitano l’Acquario, non meno del 75% usufruisce di una visita guidata accompagnati da un esperto. Di questi, un ulteriore 30% usufruisce anche dell’attività di laboratorio.

Il tempo di permanenza è dunque mediamente di 4 ore perché, appunto, si associa la visita guidata al percorso blu – circa due ore – a un pacchetto di visita con l’esperto in uno degli altri percorsi – un’ora – e ad un laboratorio, il che comporta un’altra ora. Poi è necessario sommare i tempi ulteriori di pausa tra un’attività e l’altra. In alcuni casi abbiamo gruppi che poi alla fine della visita si recano in spiaggia, che è contigua all’Acquario. Ciò significa che la giornata è stata interamente riempita.

L’acquario crede comunque nelle sinergie territoriali, per cui abbiamo creato pacchetti che comprendono altri parchi o destinazioni altrettanto interessanti come l’antico borgo di Gradara. Percentualmente il pacchetto che comprende anche la visita a Gradara è quello più gettonato. Al secondo posto, la visita combinata a Italia in miniatura”.

A causa della crisi, avete riscontrato un calo quest’anno nelle presenze scolastiche?

“Le dinamiche che determinano le tendenze dei flussi legate al mondo scolastico sono molto varie, per cui un solo elemento, come ad esempio quello della crisi, può essere in certi casi addirittura un vantaggio. Il bacino recettore dell’Acquario è ampio e comprende molte Regioni, ma ovviamente l’area da cui più attingiamo con le scuole è quello che interessa Emilia Romagna e Marche. Questo significa che la difficoltà da parte degli insegnanti di uscire per più giorni è penalizzante, rendendo più interessante di conseguenza la visita nelle vicinanze, poi chiaramente molto dipende anche dai programmi scolastici. Se esiste un programma che comprende tematiche legate al mare è ovvio che la nostra struttura ne risulti avvantaggiata. Negli anni, 2012 compreso, il numero di scuole che hanno risposto al nostro diretto contatto è aumentato e quindi abbiamo riscontrato un momento di crescita. Ma le difficoltà ci sono per tutti, inutile nasconderlo e di conseguenza non è semplice prevedere gli andamenti futuri.

Il mondo scolastico è in fase di travaglio, se ne parla tanto, il ruolo dell’insegnante è quello più importante perchè poi è lui che decide. Le gite continuano ad essere effettuate, ma cambia in effetti il modo di organizzarle. Ad esempio, abbiamo notato forti cali di prenotazioni da parte di agenzie e tour operator. Si cerca sempre di rispamiare al massimo, ed è per questo che gli insegnanti ci contattano direttamente, bypassando quegli intermediari, come le agenzie, che danno certamente più sicurezza da un punto di vista organizzativo, ma che causano di conseguenza anche costi maggiori. Stiamo già lavorando ora per il prossimo anno, concentrandoci sempre più proprio sul contatto diretto”.

A livello territoriale fino a dove vi spingete con il materiale di comunicazione e quali parametri utilizzate per decidere?

“Effettuiamo una selezione basandoci sullo storico delle stagioni precedenti. Cerchiamo innanzitutto di capire in quali aree del paese abbiamo avuto maggiori riscontri, mettiamo a confronto il rapporto contatto-risposta e verifichiamo gli indici di conversione andando ad aggiustare di anno in anno il tiro.

In termini pratici, di tutte le Regioni d’Italia ne escludiamo praticamente solo tre: Sicilia, Calabria e Sardegna. Non solo perchè oggettivamente risultano essere le più lontane, ma anche perchè nel tempo, pur con i dovuti calcoli su lontananza e difficoltà logistiche, abbiamo riscontrato minore interesse”.

Quando si parla di Regioni d’Italia non si può fare a meno di pensare al grande patrimonio architettonico del nostro paese, composto da strutture che per numero e importanza non hanno eguali al mondo. E proprio su questo nostro patrimonio ha fondato il successo un parco che fa dell’edutainment – educazione e divertimento insieme – il proprio punto di forza: Italia in miniatura. Lisa Rambaldi, responsabile Marketing della struttura riminese famosa per le sue miniature, ci parla della loro esperienza col mercato delle scuole.

“Siamo aperti da 42 anni ma soprattutto negli ultimi 15 abbiamo investito sul forte appeal che il nostro prodotto ha sulle scuole. Premesso che conta tantissimo il passaparola tra colleghi, che noi stimiamo addirittura al 40% sul totale delle scuole che vengono in visita, ogni anno investiamo moltissimo in nuovi progetti didattici.

Anche quest’anno abbiamo allargato ulteriormente i temi e siamo arrivati addirittura a 30 percorsi didattici diversi proposti. Inoltre, sempre da quest’anno abbiamo effettuato un ulteriore esperimento investendo anche sulle conferenze affidandoci ad esperti di diversi campi. Il progetto “Focus con l’Esperto”, composto da 8 appuntamenti con nomi illustri – tra cui Goldoni, Giugliacci, Bignami, Colombo, Zichichi – ne è l’esempio concreto.

Per quanto riguarda in generale i percorsi didattici, questi sono intesi come approfondimenti di temi attuali per lasciare diversi input ai ragazzi, che li utilizzeranno successivamente, a scuola, per effettuare analisi e approfondimenti. In percentuale le gite incidono oggi per circa il 17% sul totale dei nostri visitatori. Tradotto in cifre, oltre 70.000 ragazzi. E siamo oltretutto in crescita”.

Come vi muovete in ambito organizzativo e come si svolge l’attività volta a coinvolgere l’anno successivo le scuole?

“Il contatto con le scuole è diretto e normalmente contiamo molto sulla fidelizzazione dell’insegnante. Aspettiamo le scuole tra aprile e maggio e a giugno si capisce già quali progetti hanno avuto maggiore successo. Stiliamo un resoconto in cui evidenziamo eventuali criticità per capire dove intervenire e di conseguenza muoverci per l’anno successivo. Tra luglio e agosto si raccolgono i pareri di tutti e si decidono poi i temi per la nuova stagione. In questo periodo creativo si controlla se nell’anno seguente vi sono ricorrenze particolari e si valutano i temi più attuali cui legarsi. Ad esempio, per il 2012, in occasione del centenario della morte di Pascoli, in accordo con il comune di San Mauro Pascoli la scorsa estate abbiamo studiato un apposito percorso dedicato.

Procediamo poi nei primi giorni di settembre con la comunicazione scritta alle scuole italiane. Cataloghi, foto, rimandi al sito internet e già la possibilità di prenotare perchè i tempi della scuola sono infatti generalmente lunghi. I primi consigli degli insegnanti vengono effettuati già poco dopo l’apertura a settembre e a dicembre solitamente si è già decisa la destinazione e conseguente spesa.

Altre scuole decideranno più tardi, ma per poterli coinvolgere tutti, partiamo per tempo fornendo ai singoli insegnanti gli strumenti sia per decidere che per operare nella fase di pre e di post visita al parco. I vari percorsi sono pensati anche in funzione dell’età dei ragazzi e naturalmente dei temi che vengono affrontati nei rispettivi programmi.

Il nostro target principale in assoluto è quello delle scuole primarie e nello specifico le classi che vanno dalla terza alla quinta elementare. Anche le secondarie di primo grado rientrano a pieno titolo nel nostro target, mentre è assolutamente logica la scarsa presenza di studenti delle secondarie di secondo grado.

Il nostro bacino di visitatori è molto ampio perchè pur coinvolgendo naturalmente le scuole di Emilia Romagna e Marche, interessiamo molto Regioni come Puglia, Campania e Lazio. Questo perchè si tratta spesso di gite di almeno due giorni volte alla visita di città come Bologna, Venezia, San Marino o Firenze. Molto più presente quindi il Centro e Sud Italia rispetto a regioni come ad esempio Veneto, Piemonte e Lombardia”.

La presenza in queste Regioni di strutture come Gardaland, Minitalia Leolandia – tra l’altro della medesima categoria – o Parco Natura Viva possono essere una spiegazione?

“Sicuramente si, e lo trovo assolutamente naturale. Indipendentemente dalla crisi in atto allo stato attuale, il parco di prossimità ha da sempre maggiore appeal rispetto a quello più lontano, fosse anche a parità di valore. Figuriamoci se poi si parla di Gardaland, che anche se sul fronte puramente ludico, offre decisamente di più”.

È ovvio che una gita scolastica dovrebbe avere sia la componente ludica che quella formativa, ma come abbiamo visto, non sempre questo è un dogma assoluto. Se poi consideriamo che la recente apertura di Gardaland Sea Life ha portato anche questa componente, risulta chiaro come i flussi del turismo scolastico delle Regioni più settentrionali si fermino in maggioranza a Bergamo o sul Lago di Garda. Come si svolge dunque la visita a Italia in miniatura?

“Abbiamo notato che rispetto ad alcuni anni fa oggi le scuole programmano di trascorrere da noi l’intera giornata. Entrano la mattina, visitano le miniature, si divertono sulle attrazioni, pranzano e usufruiscono dei percorsi o dei laboratori. Normalmente impiegano non più di un’ora, massimo due, per svolgere il programma o le attività didattiche. Il resto del tempo è puro divertimento.

Esistono però anche pacchetti che prevedono la visita combinata del nostro parco con altri parchi della zona, per la precisione quattro: Mirabilandia, Fiabilandia, Acquario di Cattolica e Delfinario di Rimini. La combinazione più richiesta è quella che prevede non solo l’ingresso a Mirabilandia, ma anche il pernottamento in hotel. Questo soprattutto per le classi dei ragazzi più grandi”.

Cosa possiamo evidenziare relativamente alla situazione attuale? Quali problematiche?

“Quest’anno ci sono molti fattori negativi, la crisi in primis. Meno finanziamenti per le scuole e sappiamo che ci sono stati cali di presenze, anche se noi al momento siamo addirittura in crescita. C’è però da segnalare che questo inverno le abbondanti nevicate in Emilia Romagna e Marche hanno generato una situazione decisamente particolare. Molte scuole sono rimaste chiuse per diversi giorni e questo ha fatto si che si siano verificati notevoli ritardi nell’attuazione dei programmi. La necessità di non perdere ulteriori giorni di scuola ha fatto si che alcuni insegnanti abbiano rinunciato alle gite. Le nostre valutazioni però si devono basare sui grandi numeri e di conseguenza almeno per ora, siamo decisamente soddisfatti della risposta ricevuta anche quest’anno dalle scuole”.

Da un parco che abbina elementi educativi ad attrazioni, passiamo ad una struttura che si è fino ad ora sempre rivolta alle famiglie in vacanza nei mesi estivi. Come ci spiega però Monica Giuntini, responsabile Marketing di Cavallino Matto, “Ora stiamo lavorando con decisione anche sulle scuole. E’ difficile parlare di percentuali sul globale perchè è il primo anno che il parco si misura con i progetti didattici, ma mi fa piacere registrare una presenza abbastanza significativa anche da parte delle scuole.

I gruppi provengono non solo dalla Toscana, ma anche da Liguria e Lazio. Abbiamo appurato un forte interesse per la parte didattica anche da parte di gruppi di genitori che scelgono di venire da noi perchè ci sono le attrazioni ma anche tre progetti importanti. In breve, didattico-naturalistico con percorso all’interno della pineta in cui siamo inseriti e che permette di osservare le dune di sabbia sul mare, il bosco con le sue tipiche piante autoctone e gli animali che popolano questo ecosistema tutto sommato unico, oltretutto a diretto contatto con un parco di divertimenti.

Il Secondo laboratorio si basa sul riciclo dei rifiuti, molto attuale e di forte interesse. Per ultimo quello sull’educazione stradale, con miniauto parlanti che danno indicazioni sui segnali stradali. È il più apprezzato, anche perchè parte integrante del programma delle materne e delle primarie. Abbiamo poi allo studio per il prossimo anno un progetto che coinvolge lo scenografo del parco. Si rivolgerà ad un target più alto e verterà sul come si realizzano le scenografie delle attrazioni all’interno di un parco di divertimenti. Un’idea che ci pare originale e che ha già suscitato l’interesse di diversi operatori durante l’ultima edizione della fiera ABCD svoltasi a Genova.

Molte scuole che ci hanno visitato quest’anno ci hanno chiesto esplicitamente di presentare loro progetti diversi ogni anno. Questo consentirà di fidelizzarle ulteriormente. Esperienze nuove abbinate ad un prodotto ludico di provato successo dal momento che Cavallino Matto ha inserito negli ultimi anni attrazioni di notevole spessore per il target 3-16 anni.

Se consideriamo che i gruppi scolastici, magari tramite i genitori, organizzavano già visite esclusivamente ludiche presso di noi, questo è un ulteriore plus che possiamo offrire loro negli anni a venire. Ci siamo quindi attivati e ora siamo presenti su diverse riviste specializzate, abbiamo partecipato a fiere, inviato proposte didattiche alle scuole, chiesto suggerimenti agli stessi insegnanti e verificato poi l’effettiva ricezione dei cataloghi.

Dal momento che ci rivolgiamo ad un target composto prevalentemente da scuole materne e primarie, la durata di percorsi e laboratori è limitata a un massimo di 50 minuti e in futuro, per gruppi di ragazzi più grandi, si potrà aumentre un poco l’impegno, ma senza mai dimenticare che poi gli studenti vorranno divertirsi sulle attrazioni”.

Quanto costa oggi una visita al parco, comprensiva di percorso didattico?

“I progetti didattici sono compresi nel costo dell’ingresso per gruppi di minimo 25 persone: 14 euro. Il progetto dunque è gratuito. Noi sosteniamo il costo del tutor e dei materiali e stiamo anche lavorando per formare direttamente il nostro personale interno in vista di un utilizzo sempre più marcato. Con un prezzo tutto sommato così ridotto ci siamo resi conto che poi la grande maggioranza dei gruppi si recano a pranzo presso il self-service ed è stato naturale includere anche questo – per chi lo desidera – all’interno di un pacchetto rilasciato a 24 euro. L’adesione è stata decisamente elevata”.

Per quanto riguarda eventuali partnership con strutture a voi vicine, come state operando?

“Al momento stiamo gettando le basi per una proficua collaborazione con i parchi della Val di Cornia, l’Acquario di Livorno, i due parchi acquatici Acqua Village di Cecina e Follonica e le Strade del Vino. Per creare una rete di strutture didattiche, ma non solo. Oggi è attivo solamente un pacchetto di due giorni comprensivo di pernottamento in albergo e ingresso a Cavallino Matto e presso i parchi della Val di Cornia. Si tratta di una prima, piccola esperienza, ma che per noi è molto significativa in prospettiva. Crediamo molto nella collaborazione tra strutture dello stesso territorio e a breve contiamo di creare una realtà che ci permetta di crescere tutti insieme”

Una delle componenti di questa crescita sarà sicuramente legata al turismo scolastico, che nonostante le difficoltà evidenziate dai protagonisti di questo articolo, resta fondamentale per il settore dei parchi di divertimento, se non altro perchè favorisce indiscutibilmente la destagionalizzazione.

Ragionando in termini anticiclici, ogni investimento che verrà effettuato a breve anche su questo specifico settore dovrebbe poi portare risultati incoraggianti nel medio e lungo periodo. Ci pare un buon motivo per continuare ad investire e a credere nei viaggi d’istruzione. Quei viaggi che fanno tornare bambini anche gli insegnanti e che fanno ricordare ai ragazzi i mosaici.

Ovviamente non quelli di Sant’Apollinare in Classe, ma quello – finto – disegnato sul pavimento della pedana di partenza di Katun a Mirabilandia.